mercoledì 17 aprile 2013

Fringe Fan Fiction - Capitolo 3 - I want to go home


Ebbene sì sto andando come un treno con questo nuovo racconto che sta prendendo una piega inaspettata persino a me.
Buona lettura





Capitolo 3




New York, Other Side




Elizabeth Bishop l'ex moglie del segretario della difesa,Walter Bishop, varcò la soglia del suo ufficio senza farsi annunciare proprio mentre lui stava studiando alcuni atti del governo “Walter Bishop” esordì in tono duro la donna subito il segretario alzò il capo e la squadrò mostrandosi glaciale come sempre “Elizabeth, buongiorno” la sua ex moglie lo fissò con una certa rabbia “Risparmiami i convenevoli. Dov'è mio figlio?” l'uomo si alzò dalla sedia e raddolcì l'espressione “L'ho dovuto portare in luogo sicuro, stavano per rapirlo di nuovo”. Quelle parole allarmarono Elizabeth “E perché mai?” Walternate sospirò “Non ne ho idea”, ma Elizabeth non se la bevve “C'è qualcosa che mi stai nascondendo, non è così?” l'uomo annuì “E' innamorato di una donna del loro mondo, stava per tornare di là per lei” l'ex signora Bishop scosse la testa “Quindi non lo stavano rapendo. Stava tornando di là per sua volontà perché...” Walternate la interruppe bruscamente “Quella donna lo ha plagiato, lei come tutti gli altri, a cominciare dal mio doppio, il quale, ti ricordo, ingannò pure te” Elizabeth, mortificata da quelle parole, non sapeva cosa rispondere così lasciò continuare il suo ex marito “E poi saresti disposta a perderlo di nuovo per loro senza nemmeno lottare?” la donna si lasciò cadere su una sedia “Sai benissimo che non voglio perderlo. Sai quanto ho sofferto per tutti questi anni, ma è la sua vita Walter! Peter è un uomo adulto ed ha diritto a fare le sue scelte!” Il segretario si avvicinò a grandi passi verso di lei “Lo hanno plagiato, te l'ho detto. Forse lei non lo ama davvero, lo vogliono solo tenere di là per continuare ad usarlo contro il suo mondo! Ti ricordo che siamo in guerra con quella gente” Elizabeth chinò la testa “Guerra che tu hai cominciato..”
Walternate era furioso, le prese le spalle e la scosse “Sono loro che l'hanno cominciata 23 anni fa rapendo nostro figlio e causando tutti quei morti! Sai quanta persone del nostro mondo sono morte a causa di quello che fece quell'uomo, non puoi dimenticare questo” La sua ex moglie sorrise amara “Non lo dimentico, ma davvero ci avresti pensato se quell'uomo ci avesse riportato indietro nostro figlio subito dopo averlo guarito?” l'uomo chinò la testa “Pensi sul serio che lui volesse guarirlo?” Elizabeth gli mise un dito sotto il mento e glielo fece alzare dolcemente “Peter sta bene, lo hai visto anche tu. Non penso che sia guarito da solo.. Walter, io non voglio perderlo di nuovo, ma non posso credere che quell'uomo che lo venne a prendere volesse sul serio fargli del male. E riguardo a quella donna, nessuno può dirci se non ami davvero nostro figlio” Walternate le sorrise amaro, voleva risponderle, ma per una volta lei era riuscita a spiazzarlo così cambiò radicalmente discorso “Scusami, ho una riunione con il presidente fra poco. Stiamo discutendo dell'invasione dei nostri nemici” la donna annuì preferendo non insistere anche perché si era accorta di una piccola ombra nello sguardo dell'ex marito. Forse le sue parole avevano fatto centro. “Spero di poter vedere presto Peter” disse mentre usciva dall'ufficio, l'uomo annuì e tornò alle sue carte.




Boston, This Side




Un uomo di circa quarant'anni stava leggendo alcune pergamene piuttosto antiche nella sala da Bowling, ormai vuota, che gestiva da anni come copertura, era assai preoccupato e ciò si capiva da molti suoi gesti, stava mangiucchiando una matita e si mordicchiava le labbra, inoltre le rughe sul suo volto erano come accentuate da tale preoccupazione perciò non si accorse della presenza di un uomo calvo, ben vestito, che lo stava osservando da un po' ; fu solo quando si alzò per andare a prendersi da bere che se ne avvide e subito indietreggiò tirando fuori un'arma che teneva nascosta sotto il bancone “Chi diavolo sei?” domandò spaventato. L'osservatore si avvicinò “Non avere paura Sam Weiss, studi da anni la nostra civiltà” esordì indicando le pergamene “Dovresti conoscerci piuttosto bene” Weiss lo guardò di sbieco “Ammettendo che ciò che dici sia vero, come diavolo hai fatto ad entrare?” September scosse il capo “Credevo che tu più di chiunque altro sapessi che non ci sono limiti di spazio tempo” Sam alzò gli occhi al soffitto “Touche! Bene ora mi potresti dire che cosa vuoi?” L'osservatore si avvicinò ancora “Ho un messaggio del tuo amico William Bell. Penso che ti sarai accorto della precarietà della situazione a causa della guerra tra gli universi” Sam fece una smorfia sprezzante “Certo altrimenti non starei a studiare notte e giorni i vostri scritti, ma c'è dell'altro, vero?” September annuì “Da quello che abbiamo capito questi due mondi sono legati, però questo lo sai anche tu, nessuno di noi sa come potremo salvarci. Il problema tuttavia non è solo quello. Vedi io vengo dal futuro, da un futuro incerto dove esattamente come qui ci sono due mondi in lotta, due universi in lotta, solo che entrambi quei mondi stanno morendo e tutti e due stanno puntando al passato per sopravvivere, chi in un modo chi in un altro”
Weiss lo fissò interdetto “Chi in un modo e chi in un altro? Intendi dire che qualcuno di voi sta cercando di invaderci?” September mosse il capo come una civetta “In realtà lo hanno già fatto, solo sono stati bravi a farlo in maniera molto sottile tanto che neanche noi ce ne siamo accorti per diverso tempo” Sam prese in mano una delle pergamene “Non dirmi che sono stati loro a dare uno di questi fogli ad Olivia.” September annuì “Esatto. Loro non vogliono che Peter entri nella Macchina, ne hanno paura, credono che li distruggerà, per questo l'hanno fatta sparire per secoli”
Weiss sospirò “Non è la Macchina per la distruzione finale. E il messaggio di Bell sarebbe quello di trovare chi è schierato con queste persone, giusto? Ne parlerò con Nina Sharp” L'osservatore scosse il capo “No. “ Lo studioso sospirò “Come vuoi.” l'osservatore fece un piccolo cenno con la testa in segno di saluto e sparì, quando Sam si ritrovò da solo prese il telefono e digitò un numero “Il giovane Bishop è prigioniero nell'altro universo e potrebbe usare la Macchina da un momento all'altro. Se l'attiveranno dall'altra parte sarà la fine” una voce femminile replicò “D'accordo. Grazie per l'avviso” Sam terminò la chiamata e si mise a sistemare la sala da bowling.




New York, Manhatan, Other Side




William Bell e Walter Bishop erano impegnati nella costruzione delle armi anti-osservatori in uno dei laboratori delle Torri Gemelle, con loro vi erano diversi collaboratori del fondatore della Massive Dynamic che lavoravano con una certa solerzia, Bishop Senior era agitato e non faceva nulla per nasconderlo, tanto che mangiava una Red Vines dopo l'altra nel tentativo vano di calmarsi “Belly, mi levasti i pezzi di cervello per questa storia dell'invasione non perché avessi aperto il portale, vero?” William replicò con molta calma “Le due cose sono legate, Walter” lo scienziato borbottò “Mi stai dicendo che se non avessi aperto il portale ora quella gente non verrebbe a cercarci dal futuro? Avrei dovuto capirlo quando mi chiedesti di rafforzare il legame … “ Bell lo zittì “L'idea fu tua Walter e non è il caso di parlarne qui, davanti agli altri. Speriamo solo che ci raggiungano presto: September ha detto di averli visti in una galleria” Walter sospirò “Fantastico mio figlio che passeggia in un galleria d'alta montagna coperta di neve” Bell alzò gli occhi verso il soffitto “Peter non è un bambino e in molti casi ha dimostrato di sapersela cavare meglio di te”
Dopo aver finito di parlare il capo della Massive Dynamic si allontanò verso il suo ufficio dove campeggiava una copia del libro de “Il Primo Popolo” , Walter lo raggiunse e non appena vide quello strano libro si oscurò “Mi è assai famigliare anche se non capisco perché” Bell glielo porse “Leggilo Walter, è importante” Il dottor Bishop annuì prendendo in mano il libro, si andò a sedere nella poltrona del suo amico ed iniziò la lettura.




Dintorni di Aspen, Other Side




Peter ed Olivia dopo l'iniziale smarrimento si erano ripresi d'animo e si erano messi a camminare in mezzo alla neve, per fortuna erano indossavano dei pesanti scarponi, quindi la cosa si rivelò più semplice del previsto ed in poche ore avevano raggiunto una piccola casa abbandonata, il giovane, tuttavia, era inquieto cosa che all'agente Dunham non era affatto sfuggita “Cosa c'è?” Bishop Junior sospirò “Non ti sembra strano che i potenti mezzi di mio padre non siano già sulle nostre tracce?” la ragazza sorrise “In effetti sì, ma vedrai che presto ci troveranno” Peter si oscurò in volto “Lo dici come se vorresti davvero che ci trovassero. E non è la prima cosa strana che noto” Olivia sussultò “Che vuoi dire?” per tutta risposta il ragazzo tirò fuori un coltello e glielo puntò alla gola “Chi diavolo sei? Sei la loro Olivia, vero? Oppure uno stramaledetto mutaforma?” la giovane deglutì a vuoto, non sapeva cosa dire, non si aspettava una simile reazione “Peter, sei molto nervoso. Sono io, la tua Olivia” Peter scosse il capo “Non ti credo, provamelo” lei sorrise, spingendo via piano il coltello e lo guardò “Qualunque cosa io dicessi so che non mi crederesti, tuo padre ti sta facendo impazzire con questa storia della Macchina con cui dovresti distruggere l'altro universo” Peter scosse il capo “Non accadrà mai, non distruggerò mai nessuno dei due universi” la giovane spalancò gli occhi “Ed allora perché continui a studiare quegli schemi? Hai voluto persino portateli dietro! Sei ossessionato da quella cosa!” il giovane Bishop scosse di nuovo la testa “Perché a quanto pare sono al centro di questa dannata storia che io lo voglia oppure no e quindi è mio dovere trovare un'altra via a questa maledetta guerra. La devo trovare per entrambi i miei mondi. Non posso lasciare che vengano distrutti a causa della follia dei miei padri” replicò in tono risoluto. Sentendolo parlare così l'agente Dunham raddolcì l'espressione, si avvicinò a lui e lo baciò dolcemente, Peter ricambiò il bacio, aveva tanto bisogno di aggrapparsi a lei, era l'unica sua certezza in quella follia, quando si staccò sospirò “Enai Kalytero Antropo apo patera toy” Olivia lo fissò e domandò incuriosita “Che significa?” questa volta fu Peter a deglutire “Allora avevo ragione. Non sei la mia Olivia” replicò in tono triste e questa volta l'agente Dunham non riuscì più a mentire “Hai ragione, anche se in teoria dovrei esserlo. In fondo sei nato qui”

Capitolo 1


Capitolo 2 


Capitolo 4


Capitolo 5 


Capitolo 6


Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

1 commento:

Francesco Donald Pellegrini ha detto...

nice shoot silvia, anche stavolta gran bel racconto! Ero cosi preso che nemmeno avevo pensato potessero aver switchato le due olivie!!!!

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