domenica 18 ottobre 2020

Halloween, Libri & Cupcakes 2020 - The Count, The Monster and the Lake

Buona domenica a tutti/e
La socia Simona e io partecipiamo 
con questo racconto
La socia ha fatto anche questo magnifico wall
preso da una mia foto fatta sul lago di Como
Buona lettura
 
 
The Count,The Monster and The Lake

 

Lenno, Lago di Como, Anno 2002

Michelle Dubois era nata in Bretagna, a Concarneau, nel dipartimento di Finistère ma si era laureata in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo a Milano, in Italia, paese che l’aveva sempre affascinata. 
Così quando aveva scoperto che avevano girato proprio in Lombardia uno dei film della sua saga preferita, Star Wars, aveva iniziato ad informarsi sul luogo, Villa Aramenghino*, costruita dal Cardinale Durini nel 700, sui resti di un antico monastero francescano e ristrutturata di recente dal conte Giacomo Lambro**, esploratore, filantropo e amante delle arti. 
Il Conte aveva lasciato la villa ad un’associazione culturale *** negli anni 80, chiedendo che fosse lasciata intatta, con precise disposizioni in proposito. 
 
Un pomeriggio, con diversi amici, aveva deciso di seguire la visita organizzata, che comprendeva la visita allo splendido giardino, dove si erano sposati, nella finzione cinematografica, Anakin e Padmé, e la villa settecentesca, colma dei tesori del conte Lambro. 
Affascinata dal racconto sul conte, Michelle non si accorse di essere rimasta indietro rispetto agli altri, intenta, com'era, a prendere appunti e a fare foto, temendo di dimenticarsi qualcosa. 
Quando se ne accorse, aumentò l’andatura, senza correre, per non fare figuracce davanti al personale, anche perché ci teneva a comprare qualche libro nel book shop. Una volta arrivata lì, si accorse che era quasi buio all'esterno, eppure erano in estate e non erano neanche le cinque del pomeriggio. 
O almeno così credeva perché quando chinò lo sguardo sul suo orologio da polso molto elegante, con tanto di numeri fatti in piccoli pietre, un regalo dei suoi genitori a cui lei teneva molto, si accorse che erano, invece, le nove di sera.
 Possibile che si fosse attardata così tanto? E che nessuno fosse venuto a cercarla o avesse tanto almeno di chiamarla al cellulare? 
Lo prese in mano per sincerarsene e vide che non aveva campo. 
Sbuffò infastidita, uscendo dal book shop, da cui non poteva comprare nulla, visto che non c’era nessuno del personale e ovviamente non le sarebbe mai passato per la testa di rubare qualcosa. 
Una volta in giardino vide che il sole stava tramontando, regalandole, dal vivo, uno dei tramonti che aveva visto nella sua saga del cuore. 
Dopotutto non era un gran male essersi attardata così tanto. 
Stiracchiandosi pigramente decise di andare verso la dependance della villa a chiedere aiuto alla custode del luogo, una donna gioviale e gentile, che l’aveva aiutata più volte durante il percorso, regalandole diversi aneddoti riguardo al set di Star Wars. 
“Signorina…” 
Michelle si girò di scatto, felice che ci fosse finalmente qualcuno nei paraggi. 
“Mi scusi mi sono persa…” ogni altra parola le morì in gola, accorgendosi, con stupore, che l’uomo che le stava parlando era vestito come un valletto del settecento. 
“State facendo una festa in maschera?” 
L’uomo annuì. 
“Sì il conte ci tiene a farlo ogni tanto, soprattutto quando torna da uno dei suoi numerosi viaggi.” 
“Il conte chi mi scusi?” 
“Il conte Giacomo Lambro.”
 Michelle impallidì. 
“E’ uno scherzo?”
 “No perché dovrebbe?” Michelle lo fissò con aria truce. 
“Mi risulta che il conte sia morto da circa 20 anni e questa villa sia proprietà di un'associazione culturale da allora.” 
Il valletto scoppiò a ridere. 
“Ora sono io che le chiedo se sta scherzando signorina. Comunque il conte la stava giusto cercando per invitarla a ballare.”
 “A me?” 
“Non è forse Michelle Dubois, laureata in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo?” “Sì sono io, come fa a conoscermi?” 
“Ci ha contattato lei perché le piacerebbe fare un reportage sulla villa. Ci aveva anche suggerito di girare un film qui al telefono.” 
“Mi sta prendendo in giro…” 
“No signorina Dubois, mi sembra molto agitata, la porto dal conte così potrete parlare un attimo.” 
A Michelle non restò altro che seguire l’uomo, accorgendosi di indossare dei vestiti che parevano usciti direttamente da Lady Oscar. 
Era infatti vestita con un ricamato abito bianco, con piccole rose blu sulle cuciture. 
Deglutì a vuoto mentre osservava lo splendido panorama del lago colorato di rosso, arancio e blu. 
Pareva intarsiato di perle. 
“Buonasera signorina Dubois, sono il conte Giacomo Lambro. Questo abito le sta d’incanto.” 
“Buonasera conte Lambro, è un piacere conoscerla” replicò la ragazza osservandolo di sottecchi. 
Era abituata a vederlo con abiti da esploratore, nelle numerose foto che aveva visto poche ore prima e ora, vederlo in abiti settecenteschi le faceva un po’ ridere, anche se tutto sommato non stava male. 
“Qualcosa non va signorina?”
 “No” disse lei sorridendo.
 All'improvviso un’onda anomala si alzò dal lago, bagnando le sedie vicino all'ingresso. 
Michelle spalancò gli occhi. Non era un motoscafo ad aver provocato quell'onda. 
Era una coda.
 L'aveva vista bene. 
“Mi scusi il nostro Lariosauro è sempre impertinente con gli ospiti.” ridacchiò il conte.
 “Chi?” 
“Non conosce il nostro Lariosauro? Se ne parla da anni ma si fa vedere solo in questa zona ultimamente.” 
Michelle si avvicinò curiosa benché fosse in preda al panico. 
Come diavolo era finita negli anni 80, vestita come Maria Antonietta, in compagnia di un conte morto e sepolto e di un mostro lagunare? 
“Signorina si sente bene?” “Sì volevo solo osservare meglio il vostro Lariosauro. Ha un nome?” 
“No, solo quel soprannome ispirato a dei resti trovati duecento anni fa.” 
Michelle provò a replicare ma un’altra onda anomala si alzò allagando completamente il giardino. 
“Andiamo via!” fece il conte cercando di trascinarla ma la ragazza era come paralizzata dalla paura. 
“Andiamo via signorina Dubois!” “Perché?” domandò ipnotizzata da quello spettacolo. 
“Forse sta chiedendo aiuto!” 
“Non possiamo fare niente per lui!” 
“E chi lo dice?” Michelle corse verso il lago, anche se continuava a tremare dalla paura. 
Voleva capire quello che stava accadendo. 
“Anche io sono spaventata! Ti prego calmati!” gridò al mostro del lago che si dibatteva terrorizzato, provocando un’altra onda gigantesca che la investì in pieno. 
Michelle urlò in preda al terrore, sentendo l’acqua che le arrivava quasi al mento. 
Stava provando a muovere i piedi ma non ci riusciva. 
Non toccava il fondo e quello era l’unico modo per restare a galla. Delle mani le afferrarono per le spalle.
 “Andiamo via signorina Dubois!” balbettò il conte Giacomo alle sue spalle. Michelle deglutì, cercando di sputare l’acqua gelida del lago. 
“Non è la prima volta, vero?” 
“Infatti. E’ spaventato da qualcosa ma non sappiamo da cosa.” 
Le onde continuavano ad aumentare, tanto che se si fosse stati in riva al mare, si sarebbe potuto definire un maremoto. 
Cominciò anche a piovere mentre Michelle e il conte Giacomo cercavano di avanzare verso la villa che però non si vedeva. 
L’oscurità era calata ovunque. 
Rifugiatisi all'interno della villa, il conte notò lo stato di Michelle. 
“Le farò mandare qualcuno per farla cambiare d’abito, non può certo partecipare alla festa completamente bagnata. Fortunatamente per lei, il camino è acceso e potrà cominciare a scaldarsi. Non è molto. Sono dispiaciuto per quello che le è successo ma ancor di più lo sono per il fatto che il Lariosauro non abbia compreso che non fosse una nemica. Pochi si preoccupano di capire.” e, dicendo questo, si congedò silenziosamente da lei. 
Michelle era immersa nei suoi pensieri. 
Una domanda compariva costante: come diavolo aveva fatto ad arrivare in quel posto e in quel tempo? 
E come avrebbe fatto a tornare nel presente? 
Sicuramente qualcuno aveva notato la sua assenza e si stava preoccupando per lei. 
Mentre si scaldava si chiese anche come avevano fatto a raggiungere la villa e dove fossero finiti gli altri invitati. 
Aveva visto una marea di persone quando era uscita dal book shop ma adesso l’edificio sembrava avvolto in uno spettrale silenzio. 
Non si udivano, infatti, rumori tipici di una festa, né musica, nemmeno risate. 
Da fuori si poteva ancora udire il verso del povero animale, che lei non si sentiva di definire mostro anche se sapeva che lo avrebbe chiamato così. 
Il suono era un misto a quello di un lupo e di un uccello in gabbia. Sembrava stesse piangendo. 
Per cosa? Forse per solitudine? 
No, sembrava stesse chiedendo aiuto. 
Un paio di donne la distolsero dai suoi pensieri, entrando nella stanza e portando con sé tutto il necessario per cambiarsi d’abito. 
La scelta le sembrò quasi curiosa, questa volta, sembravano più capi maschili. 
Aveva una sorta di casacca con le maniche a sbuffo, una calzamaglia bianca e, ciò che la stupì maggiormente, una spada. 
Una vera spada!! Era talmente stupita di quella scelta che si lasciò rivestire senza fiatare. 
Normalmente non permetteva a nessuno di farsi servire in quel modo ma l’assurdità di tutta quella situazione stava avendo la meglio su di lei. 
Era terribilmente stanca e cominciava anche a sentire i morsi della fame. In cuor suo sperava che la presenza della spada fosse solo una questione estetica. 
Non si sarebbero certo aspettati che lei sapesse maneggiarla? Non avrebbe saputo nemmeno come afferrarla senza fare danni! 
Un secondo pensiero molto più inquietante si fece strada nella sua mente. 
Doveva temere per la sua incolumità, per caso?
 Quella spada le era stata regalata perché avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte?
 Sentiva sempre più forte la sensazione che i suoi nervi stessero cedendo da un momento all'altro.
 Era rimasta sola, le due donne che l’avevano servita di tutto punto parevano come svanite nell'aria. 
Tutto quel silenzio stava assumendo toni inquietanti e Michelle cominciava a risentirne. 
Inoltre aveva disperatamente bisogno di mettere qualcosa sotto i denti. 
Non vorranno certo farla morire di fame? Cominciò a vagare per la villa alla ricerca di qualcosa da mangiare o della cucina. 
Probabilmente i vari membri dello staff si sarebbero scandalizzati per quella sua iniziativa ma lei era una donna moderna e non badava a quelle questioni di poco conto. 
Perlustrò diverse stanze, invano, e, per quante ne avesse viste, ne comparivano sempre di nuove. Improvvisamente ebbe la sensazione di essersi persa e che la villa fosse più grande di quanto immaginasse. 
Se l’idea non le fosse sembrata troppo assurda per essere vera, pareva quasi che Michelle stesse partecipando a un sinistro gioco in cui l’edificio faceva apparire nuove stanze e nuovi angoli al suo passaggio con la chiara intenzione di indebolire l’attenzione e lo spirito vitale della donna. 
Ad un certo punto si mise letteralmente a gridare: 
“Ho fame! Voglio uscire di qui! Voglio tornare al mio tempo e alle cose che conosco!” senza però ricevere risposta da nessuno. 
Attorno a sé le luci cominciarono a sfarfallare e un lieve alito d’aria le scompigliò i capelli, sebbene le finestre fossero tutte chiuse. 
Michelle commentò ad alta voce: 
“Sono stufa di questi giochetti, fatti vedere chiunque tu sia: spirito malvagio o essere umano in carne e ossa.” 
Una voce lontana disse: “Mi scusi, non volevo spaventarla così tanto. E’ passato troppo tempo da quando ho potuto fare due chiacchiere una dolce fanciulla, sebbene sia armata. 
Non sono un nemico anche se, solitamente, mi si vede come tale. Sto dimenticando le norme del buon vivere: il mio nome è Glauco, piacere di fare la sua conoscenza.” 
La donna era meravigliata da quella repentina apparizione. 
“Il piacere è mio, Glauco, sono Michelle. Sto cercando la cucina ma pare che a questa villa piaccia prendersi gioco di me.” 
Glauco fece una breve risata: 
“Si, l’ho sentito dire da molti ma non ho mai capito se risponde a verità. Magari possiamo aiutarci a vicenda. Sto cercando anche io la cucina, ho una sete terribile. Saranno secoli che non bevo un’acqua cristallina.” “Questo mi spiace. A pensarci bene, oltre che fame, anche io ho sete.
 Non è che tu sapresti indicarmi la via?” chiese osservandolo bene in volto. 
Era un uomo piacevole con occhi davvero molto particolari. Sembravano due cristalli provenienti dall'abisso del mare. 
Avrebbe potuto facilmente perdersi in essi. Il brontolio dello stomaco la riportò con i piedi per terra. 
L’uomo sembrò essersi smarrito nei suoi pensieri ma poi sorrise e fece un cenno di assenso con la testa. 
“Credo di essere in grado di aiutarti, Michelle. Inoltre questo posto mi teme, quindi non cercherà di farci smarrire.” 
I modi di Glauco erano incredibilmente gentili. 
“Non sai quanto ti sia grata per questo, davvero. 
Avrai il tuo bicchiere d’acqua, promesso.” 
Il sorriso di Glauco si fece ancora più ampio. “Questi abiti non sono appropriati per un animo garbato come il tuo. 
Se fossi trattato da tutti con la stessa dolcezza che mi stai riservando, la mia esistenza sarebbe molto più semplice.” e, dicendo questo, le porse la mano per invitarla a seguirlo. Quando arrivarono in cucina, Michelle notò come prima cosa un vassoio ricolmo di frutta invitante e succulenta e stava per divorarne diversi pezzi, quando un profumo delizioso di carne le si infilò nelle narici.
 Glauco sembrava aggirarsi come spaesato in quella stanza, come se non sapesse cosa fare.
 La ragazza prese un bicchiere e lo porse vicino alla pompa dell’acqua per riempirlo.
 Ne bevve una leggera sorsata e annuì quando il suo palato incontrò il liquido più puro e cristallino che avesse mai bevuto. Prese un altro bicchiere, lo riempì e lo porse all'uomo. 
“Se questa non è l’acqua più pura del creato, non so cosa può esserlo.” 
Glauco cominciò a sorseggiare lentamente e vuotò il bicchiere in un colpo quando si avvide che Michelle aveva ragione. 
Ne chiese ancora e lei riprese a pompare l’acqua. “Mi hai fatto davvero un grande dono.”
 Lei lo fissò con un’espressione curiosa dipinta sul volto, stupita dal fatto che ritenesse un regalo della semplice acqua, seppur estremamente limpida e pura.
 Così come era apparso, Glauco scomparve lasciandola sola. 
Riprese a mangiare, pensando a quella esperienza. 
I suoi occhi gli sembravano familiari ma non riusciva a collegarli a nessuna delle persone che conosceva, né al conte. Con lo stomaco pieno e il calore del fuoco, Michelle riprese vigore e uscì dalla stanza, non prima però di afferrare qualche frutto. 
Non era sicura di trovare nuovamente la strada, non dopo che Glauco era scomparso. 
Temeva, infatti che la villa riprendesse con il suo solito gioco. 
Una volta uscita dalla cucina, si rese conto che non distava molto dalla stanza dove si era rivestita e ciò la rese nuovamente inquieta. 
Si guardò in giro più volte per essere sicura di essere finita nel posto giusto e poi si sdraiò sul divano, avvolgendosi in una bella coperta di merletto, ripiegata vicino ai cuscini.
 Non aveva nessuna voglia di cercare le stanze da letto ed era sicuramente molto tardi. 
Si rannicchiò, tremando dal freddo, sognando di poter bere un bel bicchiere di latte caldo con miele e, con stupore, si accorse che sul tavolino vicino a lei ci fosse proprio un bicchiere di latte.
 Forse stava sognando? 
Scosse la testa, decidendo di non curarsene.
 Lo prese e iniziò a berlo. 
Era bello caldo, il latte sembrava persino appena munto tanto era saporito e il miele era talmente dolce e carico da farle pensare a quello rubato alle api, quando era piccola, come in quel delizioso libro “Pomodori verdi fritti a Whistle stop”. 
Era anche lei un’incantatrice di api come Idgie, solo che non aveva mai aperto un caffè né sapeva cucinare bene. 
Ridacchiò poi finì di sorseggiare il latte e finì per addormentarsi, avvolta dal tepore che sentiva grazie alla bevanda calda e alla sontuosa coperta. 
Poco alla volta si ritrovò in un sogno, dove ronzavano tante api intorno a lei, facendole le feste.
 Era di nuovo l’incantatrice di api. 
Sorridendo le seguì trovandosi di fronte al cancello della villa, sperando di specchiarsi nell’acqua verde e azzurra del lago ma il sorriso le morì sulle labbra.. 
L’acqua era nera come la notte eppure era giorno.
 “Michelle, aiutami!”la chiamò una voce familiare. 
Glauco. Era Glauco. 
Ma dov’era? Si svegliò tutta sudata, alzandosi di scatto dal divano. 
“Michelle, aiutami!” chiamò ancora il suo misterioso amico. 
La giovane fece un lungo sospiro, sistemandosi i vestiti da soldato. 
No, non era un soldato.
 Le sembrava il costume di un altro cartone animato. Come si chiamava quella principessa vestita da uomo che combatteva con la spada? 
Scosse la testa divertita ma di nuovo il sorriso le morì sulle labbra. “Michelle, aiutami!” 
Ancora quella voce e proveniva da fuori. Doveva andarlo a cercare. 
Corse verso la porta, spalancandola.
 Il vento era così forte che ululava e faceva scuotere tutte gli antichi alberi della villa.
 L’atmosfera era così tetra anche se stava sorgendo il sole. 
Corse in giardino, seguendo il sentiero che portava all'ingresso sopra al lago mentre il vento si faceva sempre più forte, ululandole nelle orecchie, come un richiamo. 
“Michelle! Michelle aiutami!” urlò ancora Glauco. 
La giovane aumentò l’andatura, stringendo forte l’elsa della spada, sicura che l’avrebbe usata presto, difatti non appena arrivò al cancello le apparvero delle ombre nere, indecifrabili. 
“Fatemi passare!” gridò furente e spaventata al tempo stesso. 
“Tanto è inutile. Glauco morirà e con lui morirà anche il lago. E finalmente il mondo sarà nostro!” ridacchiarono le ombre nere.
 “No!” gridò ancora Michelle 
“Nessuno morirà!” aggiunse provando a infilzarle. 
Erano consistenti, come gelatinose. 
Quando tirò via la spada vide che era avvolta da un liquido nero. 
Sembrava petrolio. 
Spalancò gli occhi e tranciò le ombre, decisa a raggiungere il suo amico mentre il vento ululava sempre più forte e le onde del lago erano diventate così alte da sorpassare il cancello. “
Michelle aiuto!” gridò ancora Glauco. 
La ragazza spalancò il cancello e corse verso il lago incurante delle onde, che la coprirono completamente trascinandola via. 
“Michelle non abbandonarmi, non farli vincere…” gridò di nuovo quella voce mentre Michelle chiudeva gli occhi. Era terrorizzata. 
L’acqua non era più azzurra né verde. 
Era nera. 
Completamente nera. 
E gelatinosa come quel liquido trovato sulla spada. 
La ragazza iniziò a piangere, sentendo che il respiro le veniva meno. 
Stava annegando in quel liquido nero come la notte e non poteva fare nulla per impedirlo. 
Né tanto meno poteva salvare il lago o il suo povero amico Glauco. 
Strinse forte a sé la spada, lasciandosi andare. 
Era finita per tutti.
 
 Spiaggia di Lenno, anno 2002. 
Il corpo di una ragazza, dai capelli neri, lunghi e ricci, giaceva sulla riva. Pareva morta. 
Lentamente si vide muoversi un piede, poi il resto fino a che la giovane rinvenne. 
“E’ stato tutto un sogno allora?”domandò a se stessa, scuotendo i capelli colmi di acqua lacustre. 
Si guardò intorno spaesata, mettendosi a sedere e cercando di sistemarsi i vestiti.
 Solo in quel momento vide che cosa indossava. 
Erano gli abiti che le avevano dato le due cameriere a servizio del conte. 
Poco lontano qualcuno la osservava. 
Un uomo dall’aria sportiva e nobile al tempo stesso e vicino a lui vi era uno grande lucertolone dall’aria gentile.
“Grazie del tuo aiuto Giacomo” disse questi.
“Grazie a te, Glauco. Solo tu potevi farle capire quanto stavi male. Quanto stessimo male.” “Forse.” sospirò il lucertolone.
“No, ne sono sicuro.” disse il conte, accarezzandogli la testa squamosa. 
I due ridacchiarono osservando Michelle che si rialzava dalla spiaggia. 
Non potevano aiutarla ma forse lei poteva aiutare loro. 
Se ne andarono in silenzio verso la villa, sparendo mentre il sole tramontava sulla piccola penisola del lago.

*Il nome della Villa (Balbianello) è stato cambiato per esigenze letterarie
**il vero nome del Conte era un altro ma per evitare problemi ho scelto un nome di fantasia *** il nome dell’associazione è noto

 Fine
 
Silvia e la socia Simona

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