domenica 26 gennaio 2014

La prosivendola di Daniel Pennac


E come vi avevo detto eccomi a recensire il seguito de "La Fata Carabina" (a sua volta seguito di "Il paradiso degli orchi", primo libro del ciclo Malaussène, che prima o poi leggerò), ovvero "La prosivendola".
Io non ho l'assoluta certezza che Daniel Pennac avesse in mente fin dall'inizio una saga, di fatto i suoi libri funzionano tanto da soli quanto in gruppo, è però abbastanza evidente che il tutto (almeno finora) funzioni molto bene, senza sbavature o forzature di nessun genere; quindi mi viene da pensare che questi libri gli siano sgorgati davvero dal cuore e dall'anima.
Non sono libri perfetti, nessuno lo è, è oggettivamente impossibile farlo, tuttavia leggendo questi romanzi non posso fare a meno di notare la differenza abissale che vi è con la cosiddetta saga del "Cimitero dei libri dimenticati" di Zafòn, dico cosiddetta perché si vede benissimo che è una forzatura. Scritta bene, scorre bene, ma troppo cose nascono a posteriori, troppe e si fa fatica a legarle con quello che, a tutt'ora, resta il più bel libro di Zafòn, ovvero "L'ombra del vento."
Qui è diverso, appunto.
Scusate la lunga premessa.

Questo libro è magnifico, ha un inizio un po' altalenante, ma vi è un motivo, serve ad introdurre meglio l'ambiente di lavoro dell'adorabile Benjamin Malaussène, che non è un eroe perfetto, non lo sarà mai, è però un uomo che mette la sua famiglia al centro di ogni cosa, anche al di sopra dei suoi ideali, dice e fa delle grandi stupidaggini, si mette in casini più grandi di lui, eppure ha uno strano senso dell'onore, un particolare senso della famiglia che comprendo non solo la sua miriade di fratelli e sorelle, comprende anche i suoi amici del quartiere Belleville, dove vi sono armeni, polacchi, ebrei, africani dell'Africa orientale ed asiatici, e la regina Zabo dell'Edizione del Taglione.
Scopriamo finalmente questo luogo un po' meglio, dove, come in un normale luogo di lavoro, ci sono litigate rabbiose, incomprensioni di vario tipo, arrivismo, aria di truffa e, solo in minima parte, un po' di amore per la letteratura.
A proposito di quest'ultima cosa Pennac  gioca con il lettore ribaltando continuamente i punti di vista, anche se la storia è quasi sempre raccontata in prima persona da Ben, noi possiamo percepire tutti i punti di vista, senza eccezioni e l'autore francese, da bravo narratore qual è, riesce a farci simpatizzare per colui che ha sparato al povero Ben che, fa tanta per pena, anche se il suo guaio, come al solito, se l'è cercato.
E si finisce per amare anche la temibile, strampalata regina Zabo, al secolo Isabelle, che dietro la sua aria di donna arrivista e gelida, nasconde l'animo di un'avida lettrice di vera poesia e vera letteratura e finirà per intenerirsi dopo le traversie del suo capro espiatorio (sempre Ben) e della di lui famiglia, nonché di fronte al suddetto assassino che non vi riveliamo.
Julie, la compagna di Ben, ci viene dipinta in vari modi, fino a svelarci il suo vero volto solo alla fine, tanto che si fa fatica, alla fine, a capire chi sia la vera Julie, troppo presi come eravamo dagli splendidi inganni creati da Pennac.
A proposito di inganni e storie irreali, l'autore francese dimostra di saperci prendere in giro molto molto bene, rendendo verosimile anche la cosa più folle e surreale, grande lezione per chi scrive: spesso non è solo il cosa che conta in una storia, ma il come la si scrive.
Forse il più grande difetto di questo libro è l'assurda storia d'amore della sorella prediletta Clara con Sant'Inverno: qui, ahimè, Pennac è caduto nel banale e nello stereotipo accoppiando la giovane verginella con l'ometto di una certa età perché affascinata dalle sue idee e dalla sua personalità.
Mi verrebbe da sgridare lo scrittore, dicendogli che, in questo caso, ha dimostrato di conoscere poco la natura femminile, tuttavia questa banalità è compensata da Isabelle, Julie, Therese e persino da Clara, oltre che dalla piccola Verdun.
Nota assolutamente esilarante del libro è la lotta a coltello tra il dottor Marty, anche lui della tribù dei Malaussène e il dottor Betrold, il primo dottore fin troppo umano, il secondo idiota incredibile eppure grande chirurgo. Memorabile la frase di Marty sul collega rivale:
"Lei è la mia prova. Se un tale imbecille come lei è il migliore chirurgo del mondo, ho la mia prova"

 (non posso dirvi di cosa ovviamente, non vi faccio rivelazioni) 
In questo libro la parte del lettore della famiglia era affidata a Von Thian, l'ispettore mezzo cinese, anche baby sitter della piccola Verdun, poliziotto integerrimo, che porta vari lutti: dalla morte della moglie passando dalla figlia in convento di clausura fino alla nostalgia dell'amico allievo.
Altra piccola segnalazione per Loussa, l'amico africano di Ben, innamorato perso di Isabelle, grande amante del cinese, malinconico venditore di libri in detta lingua che, per lui, conquisterà il mondo.
Grande libro, grande giallo, grande storia sull'umanità e scusate se ho divagato.
Voto Nove.


5 commenti:

Krishel Mir ha detto...

Ti perdoneremo... a parte gli scherzi, non potevi raccontare meglio questo libro. Pennac è uno che sa davvero come tenere incantenati i lettori. Non oso pensare cosa succederà quando arriverai a Monsieur Malaussene. E li una pagina ti commuoverà profondamente. Poi ho torto a dire che sono innamorata di Ben? ;)

Robirobi Marani ha detto...

Questa famiglia allargata strana e curiosa e' una delle mie preferite. I libri hanno solo un difetto, a mio parere. La copertina!

Silvia Azzaroli ha detto...

Ahaha hai ragione sì cara. Ben è troppo un mito <3 . Eh non vedo l'ora di arrivarci a Monsieur XD. Ah grazie del perdono XD

Robirobi Marani ha detto...

Una delle famiglie allargate più caotiche, strane e meravigliose. Della serie di libri con Benjamin e famiglia non mi piace solo una cosa. La copertina! :)

Robirobi Marani ha detto...

Adoro questa saga. La famiglia e' curiosa, ognuno a modo proprio e Benjamin e' un meraviglioso padre famiglia. Unico difetto e' la copertina che non rende l' idea,a mio parere. ^_^

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