lunedì 6 gennaio 2014

La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieslowski


La doppia vita di Veronica (1991)

[La double vie de Véronique, Polonia, Francia 1991, Drammatico, durata 98']  
 Regia di Krzysztof Kieslowski
Con Irène Jacob, Philippe Volter, Aleksander Bardini, Halina Gryglaszewska
Ho visto questo film un mese fa, ma ho avuto bisogno di tempo per farlo sedimentare.
E' un film molto parlato, fatto di inquadrature minimali sui volti, sui corpi e sulla città, come se li volesse guardare più da vicino, esplorandone fino in fondo l'anima.
Il regista Krzysztof Kieslowski, prima, molto prima del celeberrimo "Sliding Doors" e del recente "Mr Nobody" oltre che di "Lola Corre", parlò di vite a binari paralleli e di strade non prese sia in questa pellicola sia in "Destino Cieco".
Lo fece con molto grazia e poesia, in maniera malinconica e nel contempo speranzosa, attraverso lo sguardo potente e sensuale della magnifica Irène Jacob, giustamente premiata a Cannes nel 1991 proprio per questo film.
ATTENZIONE SPOILER

E' lei il centro vitale della storia, divisa in due piccoli tronconi, la prima, breve, quella della Veronica polacca, la seconda più lunga di quella della Veronica francese.
Due vite diverse che scorrono su binari diversi e che mostrano come una semplice piccola scelta può cambiare in meglio o in peggio la propria vita. Ed è triste che però questa scelta porti alla rinuncia, in parte, di una propria passione vitale.
La Veronica polacca sceglie di cantare a Cracovia, durante una visita alla zia malata, e muore.
La Veronica francese rinuncia al canto e diventa insegnante di tale materia, ma vive, trovando l'amore appassionato di un marionettista Alexandre Fabbri (un intrigante e affascinante Philippe Volter, unico altro personaggio che colpisce lo spettatore), che alla fine racconterà, senza sapere nulla, proprio la storia dell'amata grazie alle sue marionette intitolandola "La doppia vita di..."
In originale il film si chiama "La double vie de Véronique" quasi a sottolineare che la vita di Veronica è una sola, sole le vie, le strade possibili che sono diverse.
La recitazione, vibrante e nel contempo teatrale, ci permette di entrare lentamente nella vita della protagonista, vivendo con lei, amando il canto quanto lei, avendo paura e avendo voglia quanto lei dell'amore. Si vive, si soffre, si ha paura.
Una vita come tante dove una piccola scelta cambia tutto.
Una vita in cui ci viene mostrato tutto, anche le scene d'amore mai volgari, di una sensualità incredibile, anche per merito del controluce assolutamente perfetto.
Forse dovremmo rifletterci di più sulle nostre scelte, usando come lei, cuore e ragione, perché una via di mezzo è sempre possibile.
Forse Kieslowski voleva dirci che farci ammazzare da una passione vitale non vale la pena.
Chissà.
Voto Nove

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