giovedì 17 marzo 2011

Tanti Auguri Italia!

Buongiorno a tutti!
E buona festa dei 150 anni di Unità d'Italia, anche se qui, da me, piove da tre giorni: du palle...
Giusto per fare un pochetto di sana retorica e far arrabbiare qualcuno vi regalo, in onore del 150 anni della nostra bella Italia ecco un'esecuzione magistrale del meraviglioso Nabucco di Verdi, il coro del Va' Pensiero, diretta da Riccardo Muti nel 1986 al Teatro della Scala di Milano: il Nabucco fu scritto dal Sommo maestro emiliano come grande Inno patriottico con il sogno di Unire l'Italia e non dividerla.





E per fare ancora un po' di retorica, ecco due poesie....






Una di Francesco Petrarca(mio poeta preferito in assoluto e mi perdoni Dante, ma preferisco Laura a Beatrice: è più vera!), la cui versione in originale è in latino, "Ad Italiam", che ora come ora stride un pochetto, ma tant'è... facciamo della retorica e speriamo che le parole del Sommo Francesco tornino vere



All'Italia

Salve, terra santissima a Dio cara porto sicuro per l'oneste genti terra tremenda contro la superbia illustre molto più d'ogn'altro luogo tra tutte fertilissima e più bella avvolta da due mari e dal gran monte, d'armi e di leggi sacra e veneranda dorata terra di Muse e d'eroi a ognun maestra di natura e d'arti. A te ritorno dopo lungo andare desideroso di più mai lasciarti. Tu sarai grato asilo alla stanchezza, custode eterna alle mie fredde spoglie. Lieto te, Italia, dal frondoso colle Gebenne ammiro, spoglio d'ogni nube; uno spirto soave mi ferisce e un'aura sottilissima m'accoglie. Ti riconosco o patria e ti saluto felice: salve, terra mia gloriosa, madre, di tutte la più bella, salve!

Ad Italiam

Salve, cara Deo tellus sanctissima, salve tellus tuta bonis, tellus metuenda superbis, tellus nobilibus multum generosior oris, fertilior cuntis, terra formosior omni, cincta mari gemino, famoso splendida monte, armorum legumque eadem veneranda sacrarum Pyeridumque domus auroque opulenta virisque, cuius ad eximios ars et natura favores incubuere simul mundoque dedere magistram. Ad te nunc cupide post tempora longa revertor incola perpetuus: tu diversiora vite grata dabis fesse, tu quantam pallida tandem membra tegant prestabis humum. Te letus ab alto Italiam video frondentis colle Gebenne. Nubila post tergum remanent; ferit ora serenus spiritus et blandis assurgens motibus aer excipit. Agnosco patriam gaudensque saluto: Salve, pulcra parens, terrarum gloria, salve.



E la seconda poesia è di Alessandro Manzoni(da me amato sia per la sua opera più famosa "I promessi sposi" sia per "L'Adelchi" sia anche per poesie come queste), che invece è più adatta ai nostri tempi grami


MARZO 1821 






ALLA ILLUSTRE MEMORIA
DI
TEODORO KOERNER
POETA E SOLDATO
DELLA INDIPENDENZA GERMANICA
MORTO SUL CAMPO DI LISSA
IL GIORNO XVIII D’OTTOBRE MDCCCXIII
NOME CARO A TUTTI I POPOLI
CHE COMBATTONO PER DIFENDERE
O PER CONQUISTARE
UNA PATRIA





    Soffermati sull’arida sponda,
volti i guardi al varcato Ticino,
tutti assorti nel novo destino,
certi in cor dell’antica virtù,
han giurato: Non fia che quest’onda
scorra più tra due rive straniere:
non fia loco ove sorgan barriere
tra l’Italia e l’Italia, mai più!

    L’han giurato: altri forti a quel giuro
rispondean da fraterne contrade,
affilando nell’ombra le spade
che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno strette le destre;
già le sacre parole son porte:
o compagni sul letto di morte,
o fratelli su libero suol.

    Chi potrà della gemina Dora,
della Bormida al Tanaro sposa,
del Ticino e dell’Orba selvosa
scerner l’onde confuse nel Po;
chi stornargli del rapido Mella
e dell’Oglio le miste correnti,
chi ritorgliergli i mille torrenti
che la foce dell’Adda versò,

    quello ancora una gente risorta
potrà scindere in volghi spregiati,
e a ritroso degli anni e dei fati,
risospingerla ai prischi dolor:
una gente che libera tutta,
o fia serva tra l’Alpe ed il mare;
una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.

    Con quel volto sfidato e dimesso,
con quel guardo atterrato ed incerto,
con che stassi un mendico sofferto
per mercede nel suolo stranier,
star doveva in sua terra il Lombardo;
l’altrui voglia era legge per lui;
il suo fato, un segreto d’altrui;
la sua parte, servire e tacer.

    O stranieri, nel proprio retaggio
torna Italia, e il suo suolo riprende;
o stranieri, strappate le tende
da una terra che madre non v’è.
Non vedete che tutta si scote,
dal Cenisio alla balza di Scilla?
non sentite che infida vacilla
sotto il peso de’ barbari piè?

    O stranieri! sui vostri stendardi
sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;
un giudizio da voi proferito
v’accompagna a l’iniqua tenzon;
voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
ogni gente sia libera, e pera
della spada l’iniqua ragion.

    Se la terra ove oppressi gemeste
preme i corpi de’ vostri oppressori,
se la faccia d’estranei signori
tanto amata vi parve in quei dì;
chi v’ha detto che sterile, eterno
saria il lutto dell’itale genti?
chi v’ha detto che ai nostri lamenti
saria sordo quel Dio che v’udì?

    sì, quel Dio che nell’onda vermiglia
chiuse il rio che inseguiva Israele,
quel che in pugno alla maschia Giaele
pose il maglio ed il colpo guidò;
quel che è Padre di tutte le genti,
che non disse al Germano giammai:
va, raccogli ove arato non hai;
spiega l’ugne; l’Italia ti do.

    Cara Italia! dovunque il dolente
grido uscì del tuo lungo servaggio;
dove ancor dell’umano lignaggio
ogni speme deserta non è:
dove già libertade è fiorita,
dove ancor nel segreto matura,
dove ha lacrime un’alta sventura
non c’è cor che non batta per te.

    Quante volte sull’Alpe spiasti
l’apparir d’un amico stendardo!
quante volte intendesti lo sguardo
ne’ deserti del duplice mar!
ecco alfin dal tuo seno sboccati,
stretti intorno a' tuoi santi colori,
forti, armati de' propri dolori,
i tuoi figli son sorti a pugnar.

    Oggi, o forti, sui volti baleni
il furor delle menti segrete:
per l’Italia si pugna, vincete!
Il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
al convito dei popoli assisa,
o più serva, più vil, più derisa,
sotto l’orrida verga starà.

    Oh giornate del nostro riscatto!
oh dolente per sempre colui
che da lunge, dal labbro d’altrui,
come un uomo straniero, le udrà!
che a’ suoi figli narrandole un giorno
dovrà dir sospirando: io non c’era;
che la santa vittrice bandiera
salutata quel dì non avrà.






Tanti Auguri Italia, Silvietta

5 commenti:

Mauro ha detto...

Povera cara vecchia amata Italia, te ne stanno facendo di tutti i colori.

Buon Compleanno, patria mia.

P.S.:
Che Petrarca sia superiore a Dante lo sanno tutti, tranne un paio di fiorentini. Non per niente il primo amava Genova e il secondo la disprezzava. E questo dice tutto :-)

Cavalier Amaranto ha detto...

Strano ma ho sempre faticato a considerarmi "italiano" non perché come dicono in molti stiamo passando un periodo buio, e la situazione politica, a prescindere dalle situazioni ho sempre preferito definirmi essere umano.
Comprende tutti e non discrimina nessuno.

Silvietta ha detto...

Bravo Mauretto^_^!2-0 per Petrarca!E concordo: la nostra povera patria ne sta passando di tutti i colori!

@Cavalier Amaranto=anche io mi considero prima di tutto un essere umano, così come considero gli altri allo stesso modo. Ma il sentirsi parte della propria terra non deve escludere gli altri, non è il sentirci tutti uguali e incolori che aiuta, ma il saper apprezzare la bellezza della diversità che fa davvero "comunità"

Mauro ha detto...

@ Cavalier Amaranto

Capisco solo in parte la tua posizione.

Io anche mi considero in primis un essere umano, cioè un cittadino del mondo.

Però posso essere un cittadino del mondo in quanto sono europeo.
Posso essere europeo in quanto sono italiano.
Posso essere italiano in quanto sono genovese.

Detto chiaramente: se io non avessi una cultura mia, non potrei accettare, capire, "fare mie" culture altre.

Se io non fossi genovese-italiano-europeo sarei straniero e furoi possto ovunque.

Ma in quanto genovese posso capire che altri siano milanesi o romani.
In quanto italiano posso capire che altri siano tedeschi o russi.
In quanto europeo posso capire che altri siano asiatici o africani.

Se rifiutassi l'essere genovese-italiano-europeo per rifugiarmi in un insensato "essere umano" non avrei più gli strumenti per capire e accettare chi è "altro" da me. In qualsiasi modo egli sia altro. Perché? Perché a quel punto accetterei solo me stesso e non accetterei nessuna deviazione dall'assolutismo del "politically correct".

Saluti,

Mauro.

Silvietta ha detto...

@Mauretto= Vedo che abbiamo detto la stessa cosa, anche se tu l'hai saputa spiegare meglio^_^!Un grande saluto!

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