sabato 19 febbraio 2011

"L'uomo che Verrà" di Giorgio Diritti



USCITA CINEMA:22/01/2010
REGIA: Giorgio Diritti
SCENEGGIATURA: Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti, Tania Pedroni
ATTORI: Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni, Orfeo Orlando, Diego Pagotto, Tom Sommerlatte, Bernardo Bolognesi, Stefano Croci, Zoello Gilli, Germano Maccioni, Timo Jacobs, Thaddaeus Meilinger, Francesco Modugno, Maria Grazia Naldi, Laura Pizzirani, Frank Schmalz, Raffaele Zabban

Mio Voto 4 Stelle

Mia Recensione con spoiler:

Grazie al Cine Forum del mio Paese, organizzato dall'associazione Zucche in Piazza, ho potuto recuperare questo film di Giorgio Diritti, uscito più di un anno fa nelle nostre sale.
La storia, di per se, sarebbe molto semplice, un tranquillo villaggio in montagna viene devastato dall'assurdità della guerra, che non ha pietà per nessuno, soprattutto per gli inermi.
La celeberrima Strage di Marzabotto.



Diritti evita la facile retorica sia di dipingere il paesino come una sorta di Paradiso Terrestre, niente favole sulla vita contadina, che ci viene raccontata nel suo crudo e affascinante realismo, dai lavori pesanti alle difficoltà in paese, dove ci sono diversi problemi, ma si respira un gran calore umano, malgrado tutto.
Ed evita di dipingere i tedeschi come mostri brutali e sanguinari e i partigiani come eroi immacolati.
Sia ben chiaro, il regista, non è neutrale e non dipinge i partigiani come banditi, come un certo revisionismo storico vuole far vedere, ne riconosce i meriti e sposa la loro lotta di liberazione, come faranno, anche se a denti stretti, anche la gente del posto, semplicemente mostra anche il loro lato umano.
Tutto è visto attraverso gli occhi di Martina(Greta Zuccheri Montanari, veramente straordinaria), bellissima, tenera, fragile bimba, che ha perso la voce dopo essersi vista morire il fratellino tra le braccia, lei osserva, nel suo silenzio più potente di mille parole, lo scorrere degli eventi, senza fare sconti a nessuno, ma amando con cuore sincero la sua famiglia e chi sa esserle vicino, realmente.
Non ha simpatia(e come potrebbe?)per i crudeli compagni di scuola, che la perseguitano per il suo mutismo, si distrugge i vestiti per fare i dispetti alla nonna un po' troppo all'antica, adora la zia Beniamina(Alba Rohrwacher, sempre più brava), con cui c'è un forte legame spirituale, adora i genitori (Maya Sansa e Claudio Casadio, molto realistici nei panni di contadini rigorosi eppure pieni di cuore), che sono legati tra di loro da un amore sincero e mai banale, che li porta ad avere un altro figlio, adora il compagno di scuola, l'unico che le sta vicino.
La logica contadina della famiglia di Martina evita, peraltro, di portare la piccola in un istituto di sordomuti, come vorrebbe il mercante colto ma pedofilo, perché i contadini hanno compreso che lei non parla per il dolore.
Martina vede tutto, sente tutto, ma non parla, lo fa solo attraverso i suoi scritti, in particolare un tema, che, con poche parole, dice tutto sulla brutalità e la stupidità della guerra "Ho capito che tutti vogliono ammazzare qualcuno".
Martina segue con attenzione, paura ed affetto la nuova gravidanza di mamma Lena, standole vicino nei momenti più difficili, molto toccante la scena in cui Lena, di notte, va a pregare la Madonna in una piccola cappella e la figlia la raggiunge, stando con lei tutta la notte, prima a pregare e poi sedute per terra, vicine, sull'erba.
Diritti, senza dare nessun giudizio, racconta con un'onestà impeccabile, il mondo contadino, le angherie che deve subire da parte di tutti, prima da parte dei tedeschi e poi da parte dei partigiani, lasciando questa povera gente sempre più nella miseria e nei debiti.
Spesso, durante il film, i contadini si lamentano giustamente di questa loro condizione di vittime inermi, sia tra di loro che contro l'autorità che può essere sia tedesca che italiana che religiosa.
Sacrosante le parole del padre di Martina, Armando "Vi riempite la bocca del Cristo, dimenticando noi" pronunciate davanti ad un prete, ma non erano contro quel parroco, ma altri, che, usando la tonaca, facevano quel cavolo che volevano, accumulando soldi e fregandosene del prossimo, alla faccia del messaggio di Gesù.
Durante la strage è ben noto che morì un prete e un altro divenne partigiano.
Appropriata l'idea di usare la stessa musica sia durante l'uccisione del giovane soldato tedesco, che non aveva fatto del male a nessuno, (anzi che aveva mangiato con i bimbi il pane, ma lui è il capro espiatorio, a lui viene prima fatta scavare la buca e poi ucciso con un colpo alla testa), sia durante la strage finale, dove non vengono risparmiati donne e bambini.
Soldatino Tedesco che mi ha fatto pensare ad un fatto raccontato da mia mamma: una sua zia, durante i bombardamenti in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale, tirò in casa due ragazzini tedeschi, quasi due bambini, pensando "Non c'entrano niente, sono due bambini, sono mandati qui a morire.."...
Se Diritti non manca, giustamente, di mostrare l'idealismo e il coraggio di alcuni partigiani, non dimentica, tuttavia, di far vedere che la violenza e la vendetta siano sempre male.
Che differenza c'è, dopotutto, tra l'uccisione di quel ragazzino tedesco, colpevole solo di essere tedesco, e l'ignominioso eccidio di un intero paese? Lo stesso spirito brutale di vendetta cieca e vigliacca anima i partigiani che uccidono quel ragazzino e i soldati tedeschi che fanno il rastrellamento, proprio per vendicare quell'uccisione, attaccando i più deboli e indifesi, nessuno ha il coraggio di prenderla con il nemico forte, no meglio attaccare gli inermi, loro sono più facili da colpire.
Lo strazio della strage riecheggia potente grazie alla colonna sonora, impeccabile, che, come dicevano, sottolinea con le stesse identiche note la violenza di entrambi gli schieramenti.
Mentre Martina tenta di salvare il suo fratellino, ogni cosa pare perdere di valore, tutto diventa brutalità, orrore e meschinità, non sembra più esserci nessun sentimento umano, con i soldati che ammazzano, distruggono e rubano, senza pietà, senza logica, senza misericordia.
Gli unici sprazzi di bagliore di umanità li cogliamo nello sguardo sconvolto di un ragazzino tedesco che si rifiuta di uccidere i bambini, nel salvataggio di Beniamina, seppur temporaneo, perché la donna, disgustata dal suo salvatore, che risparmia lei, ma uccide un bimbo che grida "Mamma, Mamma", lo pugnala al petto, venendo subito uccisa con una sventagliata di mitra.
E soprattutto lo cogliamo in Martina, che riesce a salvare l'adorato fratellino, facendogli bere il latte con un tessuto e poi andando insieme a lui in una canonica, dove vengono curati e ristorati.
Alla fine, però, Martina torna al suo villaggio, nauseata dalla vista dei soldati tedeschi che fanno del male alle donne, va a cercare la mamma e il papà, cercando il loro abbraccio per se e per il fratellino, l'abbraccio che l'aveva consolata durante il temporale, ma loro non ci sono.
Sono tutti morti.
Non esiste e non può esistere al mondo una giustificazione ad una tale ferocia perché, se si può comprendere la rabbia dei soldati tedeschi contro coloro che hanno ucciso quel ragazzino, non si può e non si vuole neanche tentare di capire perché si stermina un intero paese.
Un silenzio spettrale riecheggia in questo paese.
Un silenzio che fa paura e orrore.
E' il silenzio angosciante che fa sentire nell'aria ancora il rumore della falce della morte che è passata su tutto e tutti.
Anche su papà, che ha deciso di andarci incontro, credendo di aver perso tutto.
Martina prende il fratellino, va sotto un albero e lentamente inizia a cantare una ninna nanna, per se, per lui, che è l'Uomo che Verrà, che sia diverso, meno brutale, che ricucia le troppe ferite, in lui c'è la Speranza del Domani.



Trailer


p.s: è bene sottolineare che nella realtà dei fatti la Strage di Marzabotto fu compiuta non per vendicare un compagno morto, ma perché la gente del posto era dalla parte dei partigiani, malgrado tutto "La loro colpa non era tanto quella di aver ammazzato uno, quanto quella di aver AIUTATO TANTI partigiani".(come ha scritto una mia amica)
Lo stesso film, comunque, evidenza che la gente della zona era con loro e non con i tedeschi e quando i nazisti attaccano il villaggio urlano alla gente "partigiani di merda"
Credo che Diritti sia stato bravo a parlare della Strage di Marzabotto, facendo vedere le due facce della medaglia, anche se è palese e giusto che si schieri dalla parte degli inermi e dei partigiani, facendo, comunque, vedere(come dice il mio amico Valerio) la differenza abissale tra causa ed effetto;)

9 commenti:

Laura ha detto...

Silvietta, questa recensione è… è bellissima! Non conoscevo il film (sai che non vado al cinema) ma come sempre quando leggo quello che scrivi ripeto che lo fai in un modo che rende quanto mai vivo e appassionante sia quello che descrivi sia il tuo pensiero.
E sì, perché questa recensione non è solo il tuo commento su un film che ti piace e reputi meritevole di attenzione, queste righe gridano tutte le tue passioni e convinzioni, le stesse che hai messo in Ho sognato Babilonia: da una parte l’orrore e lo sdegno per le guerre, per l’inutilità della violenza, per tutto ciò che causa incomprensione tra gli esseri umani e porta a sofferenza, ingiustizia e morte e dall’altra l’auspicio, che è lo stesso del titolo e del finale del film, che un giorno l’essere umano possa aprire gli occhi, la mente e il cuore, imparare dagli errori del passato e vivere la propria umanità in modo più consapevole.
Eh, ma temo che questo sia solo un sogno, come diceva il povero John Lennon nella sua Imagine...

Silvietta ha detto...

Cara Lauretta, che dire?Mi hai commosso anche tu con il tuo bel commento^_^, si vede che leggi sempre con la dovuta attenzione ogni cosa!
Sì, hai ragione, anche a me ha fatto pensare al messaggio di pace che ho cercato di trasmettere con il mio libro.
E speriamo che il sogno del povero John si avveri.
Un caloroso abbraccio e grazie per passare sempre a trovarmi!!

Paola ha detto...

brava Silvia, una lettura appassionata e lucida di un film difficile da dimenticare.Diritti è un gran regista, capace di riconciliarci col cinema italiano come pochi nell'ultimo periodo.Ne hai colto bene lo spirito e riesci a comunicarlo con la giusta misura critica che, senza eccedere, non manca però di calore.A presto Yume

Silvietta ha detto...

@Paola=ma grazie anche a te^_^. Sono contenta che tu ritenga che la mia recensione abbia colto lo spirito del film con la giusta misura e anche con calore!E il tuo blog a che punto è?Un caro saluto!

Anonimo ha detto...

ottima analisi la tua... dal mio punto di vista però credo che l'occhio del regista pur nella sua oggettività non è poi (e giustamente) closì neutrale: le differenze le sottolinea, eccome... evidenzia chiaramente la causa dall'effetto.... e soprattutto sottolinea (proprio umanizzando alcune delle figure anche tedesce, l'assurdità della guerra e la illogica banalità dell'orrore che si trascina inevitabilmente dietro). Un film che dovrebbe girare per le scuole per essere visto e condiviso (nma cosa vuoi sperare adesso se ai bambini ci si ferma molto prima (troppo) dei fatti della nostra recente e popea che riguarda la lotta di liberazione dal fascismo?). Valerio

Cami ha detto...

Bellissimo film, l'ho visto quest'estate... MI ha lasciata molto scossa eppure è estremamente sobrio, non ci sono scene gratuite di violenza. Quello che mi ha più impressionato è il fatto che la strage arrivi alla fine di un percorso che tu hai fatto con quelle persone, dopo che le hai praticamente conosciute, hai visto qual è il loro modo di parlare, sei stato testimone dei loro amori e di come mangiavano. Hai conosciuto la vita, insomma, e poi li vedi morire, e non sei preparato nonostante sapessi dall'inizio come sarebbe finita. In questo credo che la scelta di salvare Martina e il fratellino sia consolatoria... Un modo per darci un appiglio nella tristezza della storia.

Silvietta ha detto...

@Valerio=Anche per me prende schieramento eccome, mi spiace che non si veda dalla mia analisi, pensavo bastassero le parole scritte sulla strage e il p.s. . Concordo che dovrebbero farlo vedere nelle scuole ma appunto ora come ora la storia viene insegnata poco e male, per non parlare dei revisionismi storici un po' troppo in atto. In più sembra che i ragazzini di oggi debbano vedere solo cartoni animati innocui-_-'''...
@Cami=Hai ragione, finisci per amare molto questi personaggi perché sono estremamente veri e naturali, non c'è finzione, non c'è come dicevo, la descrizione di Un Paradiso Terrestre, ecco perché si finisce per soffrire con loro quando vengono uccisi. E concordo che Diritti non faccia scene di violenza gratuite, anche le stragi, spesso, sono descritte con molta sobrietà. Più di tutti e sarò banale, mi hanno colpito le scene con i bambini che chiamano le loro madri o piangono.
Un caro saluto ad entrambi, Silvia

AlexPortman80 ha detto...

Concordo pienamente sulle 4 stelle, che per me si traduce in 8. La forza del film risiede proprio nell'essere un war-movie ma con l'occhio delle cinepresa puntato non sui grandi teatri, sui fronti, sui campi di battaglia, ma in un piccolo microcosmo, un paesino normale, dove ciascuno di noi avrebbe potuto vivere (e nel mio caso ancora di più, essendo le colline emiliane abbastanza "familiari"): e questo rende tutto più tangibile, più toccante. Anche per me, come si evince dalla recensione, Diritti fa pendere la bilancia certamente verso la popolazione del luogo, e verso i partigiani, anche se, scegliendo di mostrare la sequenza dell'assassinio da loro compiuto, unito ai momenti di vita normale con i tedeschi, è uno sbilanciamento contenuto: sono la cattiveria, la violenza, la vendetta i veri nemici, sia se vengono messe in atto dai tedeschi sia dai partigiani, o oggi sia dai terroristi islamici sia dai soldati americani ed europei, per dimostrare che forse poco è cambiato. Mi auguro si possa trovare in questo paese (e non solo) un giudizio più veritiero ed equidistante da due estremismi dilaganti ed entrambi pericolosi, da una parte il suddetto revisionismo che vorrebbe considerare buona parte dei partigiani come degli assassini (a cui ha dato una mano il film di S. Lee, anche se premetto di non averlo visto ma riportando quello che venne scritto sui giornali), dall'altra una certa tendenza all'oblio dei crimini commessi anche da chi, in quella guerra, era dalla parte giusta, come Katyn e i campi di concentramento sovietici e le foibe: non esiste un assassinio di serie A e di serie B, la dignità umana è la stessa, una pena capitale commessa negli USA non deve aver più valore (e risalto mediatico) di una commessa in Cina, dove ne avviene la stragrande maggioranza ma che qualcuno prende come paese modello. Davvero un buon cast, sia i volti noti (il lavoro d'apprendimento del dialetto antico non deve essere stato facile) che i non professionisti, su cui spicca senza ombra di dubbio la tenera Martina. Finale emozionante. Ciao!

Silvietta ha detto...

Gran bel commento carissimo Alex. Spero anche io che si possa arrivare ad un giudizio più veritiero della storia senza erronei revisionismi: la dignità umana è sempre la stessa hai ragione

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