domenica 28 novembre 2010

"L'Attimo Fuggente" di Peter Weir

L'Attimo Fuggente 

 (Dead Poets Society)

Cast
 Robin Williams, Ethan Hawke, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Gale Hansen, Dylan Kussman,Norman Lloyd, Allelon Ruggiero, Kurtwood Smith, James Waterston, Janes Waterston

Regia: Peter Weir
Sceneggiatura: Tom Schulman
Data di uscita: 1989
Genere: Drammatico.

Mio Voto: 5 Stelle!

Mia Recensione con spoiler:


  




Commentare un film del genere che è stato e resta epocale, è davvero difficile, mi sono in qualche modo fregata da sola^_^. Negli anni, come spesso capita, ho visto spuntare diversi detrattori di questo pellicola con motivazioni più o meno varie da "E' un'istigazione al suicidio" o "Giustifica il suicidio" a "E' proprio assurdo che una persona arrivi a suicidarsi perché il padre non voleva lasciargli fare l'attore", quest'ultima sentita da una tipa in Friends di fronte ad una Monica letteralmente allibita, come tutti noi del resto. In ultimo, non molto tempo fa, ho anche sentito il commento "L'attimo fuggente è un merda ed è inutile spiegarvi il perché", ovviamente è stato quindi inutile tentare di chiedere delucidazioni in merito. Venendo a noi, avevo 14 anni quando vidi per la volta questa pellicola, inutile dire che ne rimasi folgorata, è una delle poche che ha ogni cosa incastonata nel modo giusto, si segue la storia di questi ragazzi e di questo professore così speciale, autentico ed umano nel loro viaggio verso la scoperta di se stessi, dei veri se stessi, del vivere la vita attimo per attimo, senza farsi scappare le occasioni autentiche. Attenzione, non è un invito ad essere arrivisti ed egocentrici, né tanto meno un invito a correre e bruciare le tappe e nemmeno un invito a disprezzare le professioni di medici, architetti o le persone di fuori, non è questo il nocciolo della questione.


Il film parte con la scena in cui il professore Keating definisce spazzatura un commento pieno di parole vuote e fatue sulla letteratura, favoloso quel suo: "Si può fare la hit-parade della poesia?Grande Byron, ma è poco ballabile!" e poco dopo gli ricorda il valore autentico della poesia che nasce perché siamo essere umani, abbiamo sete di poesia, di bellezza, di storie che ci facciano sognare. Nella scuola americana, dove si punta soprattutto a coloro che producono, dove l'arte è disprezzata e coloro che la fanno sono visti come dei fannulloni, è una specie di rivoluzione, sembra di respirare l'aria del 68, dove si riscopriva l'arte, la poesia, la cultura per poter cambiare il mondo. Non credo sia un caso che la pellicola sia ambientata negli anni 50, in quello che per gli americani è definito il periodo d'oro a causa dell'ancora vicina vittoria della Seconda Guerra Mondiale e ancora lontani dalla Guerra in Vietnam, eppure la cappa di piombo era ancora lì, più forte e dura che mai, a ricordare ai ragazzi che tutto doveva restare com'era, che non potevano pensare con la loro testa, che gratitudine significava "fare solo quello che dicono i genitori", che infrangere le regole è sempre comunque un peccato, che far notare ai genitori che stessero sbagliando era sempre un peccato e così via. Un college esclusivo, dove si insegnano tante belle materie, anche il latino, pieno di ragazzi ma non di ragazze, dove tutto è perfetto, si mangia bene, si seguono poche semplici regolette, si fa le pecore e tutto va bene o forse no? Il primo passo di Keating, dicevamo, era far riscoprire il valore della poesia, che non può e non deve essere classificabile, ma implicava anche il secondo, il più pericoloso per i ragazzi, per la scuola, per i loro genitori e per il mondo di fuori: pensare con la propria testa. Orrore, anche il preside glielo dice "A quella età?Li prepari per il diploma, tutto il resto verrà da se" Insomma da adolescenti, negli anni 50, nell'America Puritana e Bigotta, era vietato pensare con la propria testa, l'importante era riempire di nozioni le capocce dei ragazzi, nozioni non ragionate e poi chi si è visto si è visto: non essere umani, ma perfetti ingranaggi di un perfetto meccanismo, stile Metropolis o Grande Fratello di Orwell Mancava solo che spuntasse il cartello "Ridere" ed eravamo a posto. Ebbi i brividi la prima volta che sentì la voce di Keating sussurrare: "Carpe ... Carpe Diem ... cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita" E ce li ho ancora. Non molto tempo dopo, tra l'altro, vidi un piccolo tenero film "Papà ho trovato un amico" dello stesso periodo, di un professore che faceva lezioni di poesia agli adulti e un certo punto dice qualcosa di simile: "Siate la tempesta e cercate di fare molto chiasso" Scusate la digressione, ma queste due frasi mi rimarranno sempre dentro, come un invito, un dolce invito di un amico a vivere attimo per attimo, ad assaporare ogni istante, non a correre, a capire cosa vogliamo davvero fare della vita e ad essere sempre noi stessi, a non mettersi maschere, rischiando di proprio come fa Nuanda, Knox, Tod e lo sfortunato Neil, il cui suicidio spezza il cuore dei suoi amici e degli spettatori, lascia un vuoto incolmabile in noi e in loro. Da ragazzina avevo pensato che il padre di Neil fosse un mostro, che non amasse il figlio, che volesse solo "un servo della gleba", poi di recente ho sentito un'intervista di Kurtwood Smith(ovvero il signor Perry), ebbene le sue parole mi hanno aperto gli occhi: lui amava suo figlio, ma nel modo sbagliato. E' stato toccante sentire che aveva portato a vedere il film un amico, il quale aveva una situazione simile a quella che conosciamo con il figlio, ebbene l'amico alla fine era in lacrime e capì che stava sbagliando... Difficile trovare un attore più bravo, dall'estroverso, romantico eppure fragile Neil/Robert Sean Leonard(che ha sempre detto:" Neil ero io, il mio sogno era fare l'attore teatrale" e infatti è una stella di Broadway, anche se ora lo vediamo come Dottor Wilson in HOUSE) al timidissimo, forza della natura Tod(il semi esordiente Ethan Hawke: era in GOONIES se non ricordo male. Comunque con questo film esplose)dal professore Keating/Robin Williams, l'insegnante che tutti vorremmo, che, finisce per sentirsi realmente il colpa per non aver compreso fino in fondo il reale dramma di Neil fino al citato Smith, duro, cinico eppure in qualche modo il figlio lo amava, anche se non riesco a non disprezzare quantomeno il suo comportamento deplorevole, anche con la moglie. Senza dimenticare Charlie-Nuanda/Dylan Kussman, Knox Overstreet/ Josh Charles e l'unica presenza femminile del cast forse davvero importante Alexandra Powers ovvero la bellissima sfuggente Cris. Tra le scene tagliate avrei tenuto sia quella dove finalmente Tod legge la sua poesia sia quella con il professore che li va a trovare nella grotta dei poeti estinti, subito dopo lo spettacolo di Neil e ci sarà anche l'unico struggente bacio tra Knox e Cris, che nel film normale non vediamo sigh... Una sceneggiatura perfetta, quasi ad incastro, dove tutto trova un naturale epilogo, anche se epilogo drammatico, come il suicidio di Neil, che squarcia letteralmente il cuore e la disperazione del suo amico Tod che dice quello che tutti pensano "E' stato suo padre, è colpa sua: lui non ci avrebbe lasciato lo so" e il finale con gli studenti che si dimostrano più uomini degli uomini, con Tod che dice per primo "Capitano, mio capitano" Ah, sarò scema, ma piango sia in tutte queste scene che ho citato, sia in quella in cui portano in trionfo Keating con la splendide evocative note de "L'inno alla gioia" a fare da sottofondo. Ora e sempre ha ragione il professore Keating: "Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi.E' da sempre così.E così sarà per sempre" Ma anche Nuanda con la sua mitica telefonata a Dio "Chiede di far entrare le ragazze a Welton" nonché al suo "Esercito il diritto di non camminare!" Senza contare la poesia preferita di Neil: "Andai nei boschi perché volevo vivere e in profondità, sbaragliare tutto ciò che non era vita. Succhiare tutto il midollo della vita. E non scoprire in punto di morte che non avevo vissuto" "Parole e idee possono cambiare il Mondo" "Che il potente spettacolo continua e che tu potrai contribuire con un verso: quale sarà il tuo verso?" "Non leggiamo e scriviamo poesie perche e carino noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione" Oltre che un bellissimo detto argentino, citato a suo tempo dal grande allenatore di pallavolo, Julio Velasco: "Nessuno ci toglierà quello che abbiamo ballato"(leggi vissuto) In ultimo per me fu una gioia aver saputo anni addietro che Ethan(Tod)e Robert(Neil) fossero realmente amici nella vita e avere visto le loro belle giocose interviste nel dietro le quinte.. E per una volta meglio il titolo italiano: DEAD POETS SOCIETY non rende neanche la metà de L'ATTIMO FUGGENTE! Qui tre video:














2 commenti:

il pithecusano ha detto...

Quando avevo 15 anni, ben prima che uscisse questo film, nel pieno degli anni '70, scrissi un racconto breve dove un ragazzo della mia età si suicidava perché nessuno lo ascoltava, e non trovava nulla che lo aiutasse nella difficile impresa di iniziare a vivere né nella scuola né tra gli amici nétanto meno nell afamiglia. L'idea era di rappresentarlo nel teatro della scuola, ma ovviamente tutti mi dissero che ero pazzo, e non si capiva proprio perché un ragazzo avrebbe dovuto suicidarsi a quell'età.
Io risposi che ilmotivo era prpro quello, perché il mondo era piano di gente pronta a dire "Non si capisce perché", dunque succede, e non è più riparabile. Allora, sentivo anche l'enorme peso che è gravato sulla generazione che ha avuto 18 anni dieci anni dopo il '68, esattamente mentre rapivano Moro, e negli anni in mezzo ha avuto tempodi vederne di ogni, da Piazza Fontana al tentativo di golpe di Borghese al governo retto con l'astensione del PCI, e che a quella generazione sparava nelle reni per strada perché si azzittisse.
Questo lunga premessa per dire quanto io sia legato a questo film, quanto lo sento dentro, quanto lo reputo attuale in ogni tempo. L'ambientazione nell'America perbenista dgli anni '50 rende più semplice la narrazione, perché ambientarla ai giorni nostri sarebbe stato più complicato, difficile e difficile da far digerire.
Eppure il significato è sempre ed ancora attuale, la lezione del professor Keating sempre valida ed efficace. E' di questi giorni un episodio reale, diuna scuola media in cui la preside ha annunciato alla classe che un ragazzo down non avrebbe potuto più prendere parte alle gite perché non si poteva badare a lui. E una ragazzina ha alzato la mano, e ha detto "Neanche io posso più partecipare alle gite", e dopo di lei, tutti gli altri: "Capitano, mio capitano, anche se il viaggio è finito sento nuove tempeste annunciare" (Whitman e Fiorella Mannoia.
Dal punto di vista cinematografico, e prettamente tecnico, ci sono ben poche cose fuori posto, poche forzature. Ma, come disse già qualcuno "nessuno è perfetto". Per un inno alla Poesia e alla Bellezza, alla gioia di vivere. Bellissima la citazione shakespeariana, nessun personaggio come Puk nel suo congedo nel "Sogno" poteva esser più appropriato al senso narrativo che assume nel film.
Non mi stupisce che qualcuno non lo capisce, addirittura lo disprezzi: per capire davvero la poesia ci vuole un cuore. Il cui uso viene sempre più tralasciato, a vantaggio di quello delle mutande.

Silvietta ha detto...

Difficile aggiungere altro al tuo bellissimo commento Paolo, hai ragione la storia è sempre attuale: c'è sempre qualcuno che vuole omologarci, che vuole mettere in un angolo i diversi e ora più che mai serve "Capitano, mio capitano"... Bello il riferimento alla Mannoia mescolato alla poesia di Whitman!
Ah, hai ragione: le parole di Puk sono proprio azzeccate.
Infine, un po' ti invidio di aver vissuto gli anni 70!
Un caro saluto, Silvia

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...