sabato 21 giugno 2014

Fiuggi Family Festival - Io segno un mondo




                      

“Io Segno un Mondo” –

 Fiuggi Family Festival – 

La musica oltre il silenzio

                                   
                                                      


                                                                       
                                                                       
Di Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia.
Titolo: Io segno un mondo
Regista: Fabio Feliciani
Cast: Valentina Agnello, Gabriella Grioli, Mersjana Jupe, Marco Pofi, Roberto Pugliesi, Cecilia Ruggeri
Genere: Docu-Film
2013
60 min
“Io sogno un mondo in cui oralisti e insegnanti non si facciano più la guerra.”
Presentato al Fiuggi Family Festival il docu-film “Io segno un mondo” un progetto nato dall’incontro tra due amici: Ambra Bianchini, attualmente l’unica coreagrafa che insegna danza ai sordi e Giampiero Plini, amministratore di Quarter Video, società che si è votata alla produzione di video e progetti a forte impatto sociale. Si sono resi necessari dieci mesi di riprese, più due o tre mesi sia per quanto riguarda il montaggio, la sottotitolatura e altro ancora.
Abbiamo volutamente usato la parola “sordo” perché loro stessi odiano la locuzione: “non udenti”. Il docu-film si apre in  un momento in cui i sei ballerini protagonisti si trovano dietro alle quinte dello spettacolo e si stanno preparando per andare in scena. Le immagini si bloccano e c’è un salto narrativo indietro nel tempo.

 Attraverso le parole stesse dei sei ragazzi,attraverso interviste singole, lo spettatore rivive le gioie e le difficoltà che questi hanno incontrato sul loro cammino.
Sono percorsi con difficoltà simili ma anche con alcune grosse differenze, in quanto alcuni di loro sono sordi profondi e faticano persino a parlare, altri sono stati da un logopedista e parlano abbastanza bene.
La difficoltà maggiore per la coreagrafa è stata dover far “sentire” la musica a questi ragazzi sordi, quindi ha dovuto prima di tutto imparare il linguaggio dei segni, che ha fatto da ponte tra lei e questi ragazzi. Le immagini e il linguaggio dei segni hanno aiutato molto i ballerini a sentire la musica, nonostante la loro sordità, ma una parte essenziale per aiutarli a comprendere sono state le vibrazioni, in quanto è attraverso esse che loro riescono a percepire realmente la musica e a farla entrare nel loro mondo interiore.

Il docu-film lavora a più livelli: c’è una voce narrativa che racconta e fa da fil rouge per tutto il tempo, c’è la presenza dei sottotitoli che permette allo spettatore di comprendere il linguaggio dei segni anche se non lo conosce. In una delle intervista uno dei ragazzi ha espresso il desiderio che i genitori dei bimbi sordi imparassero tale linguaggio. Noi ci permettiamo di suggerire un ulteriore passo: insegnarlo a tutti, nella scuola primaria e anche agli adulti in modo che si abbatta definitivamente la barriera della diversità di comunicazione.
In un’altra intervista Cecilia, che si occupa di insegnamento ai bambini sordi, ci racconta l’esempio di un bambino definito irrequieto dagli stessi genitori. In realtà questo povero bimbo aveva una forte necessità di trovare un ponte comunicativo e espressivo tra se e il mondo esterno. In un anno Cecilia, con pazienza attraverso diversi tentativi, riesce ad abbattere il muro e a colmare questo bisogno. Sfortunatamente per questo piccolo, i genitori decidono di toglierlo dalla scuola dove la ragazza insegnava. A detta del medico di famiglia: “Tanto i segni non servono a niente.” Questo muro viene rappresentato visivamente dall’incontro tra la stessa Cecilia e un bambino che sta giocando con un giocattolo a forma di bus. La ragazza gli sorride, sfrutta dei piccoli gesti basilari come quelli che rappresentano un guidatore per gettare un ponte comunicativo tra di loro. La connessione tra i due sembra essere stabilita in maniera felice ma improvvisamente cala un pesante telone di plastica trasparente. I due continuano a vedersi però gli è impossibile comunicare. Lei cerca in tutti i modi di distruggere questo telo, invano. Il danno è già stato fatto.
Un altro componente dei ballerini ha raccontato di quando era piccolo, di come non riuscisse a parlare con i suoi genitori perché questi non conoscevano il linguaggio dei segni. Durante la proiezione lo spettatore vede una scena rappresentativa di questo disagio: un uomo con la barba continua a parlare a questo ragazzo, ma lo fa in maniera fin troppo veloce e non sembra accorgersi della sua richiesta di aiuto.
Prima parlavamo di come la coreografa abbia dovuto insegnare la musica a chi non è in grado di sentire e una scena, assai esplicativa di questo, è quella in cui loro sono sotto la pioggia e iniziando a danzare con essa, iniziano a percepire le vibrazioni della stessa e poi anche della musica.
Vi sono molte immagini a cui questi ragazzi hanno fatto affidamento per raccontare cos’è per loro la musica: è come le nuvole, è come il mare che può essere calmo o impetuoso.
Attraverso la musica hanno imparato a danzare e a liberare le energie rinchiuse dentro di loro. La danza ha permesso a questi ragazzi di essere se stessi, di essere liberi, di affrontare le loro paure e diventare più forti di quello che pensavano di essere.

La paura fa parte di loro come di noi e durante la proiezione si vedono vari momenti dove i ragazzi affrontano tali paure. Una ragazza, tenendo in mano le scarpe da ballerine, fissa il suo riflesso danzante nello specchio. Ne è ammaliata, vorrebbe essere come lei, ma ha paura, teme di non farcela, questo la fa diventare rabbiosa e sarà proprio questa rabbia ad indicarle la giusta direzione. A darle la forza di tirar fuori la ballerina che è in lei. Inizia a danzare e diventa tutt’uno con il suo riflesso, vuole sfidare sempre di più quest’ultimo, per diventare sempre più brava. Vuole dominare la danza e farsi dominare da essa.
Ci troviamo di fronte a un altro momento intenso e drammatico del docu-film in cui uno dei ballerini è immerso nell’oscurità con le mani legate. Il povero ragazzo si dibatte, lo spettatore è partecipe della sofferenza di questo essere umano impossibilitato al movimento e alla comunicazione. Pian piano le corde si allentano e lui riesce a liberarsi. Questo è esattamente ciò che tutti i sordi si trovano ad affrontare nella vita: il dolore, la difficoltà di trovare una via espressiva in un mondo dominato dai suoni. Per loro comunicare è importante quanto noi e questo ci fa pensare ad una frase del film “Prima dell’Alba”:
“Se c’è una qualche magia in questo mondo sta nel tentativo di avere un qualsiasi rapporto con qualcuno. Non importa se ci riesci. La risposta è già nel tentativo.”
E a proposito di questo bisogno di esprimersi, una delle ragazze ha dichiarato che per loro le parole non sono importanti, ma invece lo sono le espressioni. E’ vero, anche per noi, le parole possono non essere importanti, ciò che conta davvero sono le intenzioni e i modi con cui queste parole vengono usati.
Questi ballerini sono la riprova che la danza può e deve essere veicolo di comunicazione, un modo per abbattere le barriere.
Trovate qui sotto il trailer:




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