venerdì 7 giugno 2013

"Le guide del tramonto" di Arthur Clarke


Mia recensione con Spoiler in giallo.

Ed eccoci qui a recensire quello che, indubbiamente, è uno dei capolavori della fantascienza.
"Childhood's End" meglio noto da noi come "Le guide del tramonto" del grande scrittore Arthur Clarke.
Inizio seriamente a pensare di avere un po' di sfortuna con i finali in quanto, per la terza volta in pochi anni, sono incappata in un finale che mi ha smorzato un po' l'entusiasmo per l'opera che stavo visionando.
E' successo con il romanzo "Balzac e la piccola sarta cinese", il cui finale non commentai perché mi lasciò sconcertata ed è successo, come ben ricorderete, con la serie tv Fringe , il cui finale è una vera ciofeca.
Due opere che in maniera diversa mi avevano preso tantissimo, a tutt'ora, con entrambi ho un debito di riconoscenza grandissimo perché mi hanno fatto scoprire tante cose che non conoscevo e a tutt'ora sono entrambi fonte di ispirazione per il mio lavoro di scrittrice, anche se, ovviamente, in maniera molto diversa.
Tuttavia, ribadisco: hanno dei finali che mi hanno lasciato l'amaro in bocca.
E siccome, come si suol dire, non c'è due senza tre, eccoci con il capolavoro di Clarke.
Indubbiamente un libro eccezionale, con pagine di vera passione per la scienza e per l'umanità intera, Clarke sa tratteggiare la psicologia umana come pochi altri.


Ho amato alla follia Karallen, il segretario Stormgreen, Jan e Jean, personaggi diversi, ma ognuno di loro mi ha lasciato dentro qualcosa di inestimabile.
Il primo, Karellen, forse il reale protagonista della storia che passa la sua vita a fare da levatrice alla razza umana per permetterle di spiccare il volo verso un'evoluzione che, lo dico senza mezzi termini, non mi piace, ma ne parleremo poi.
Karellen è il super controllore dei Superni, la razza aliena che invade la terra a scopi pacifici, razza super tecnologica ed evoluta, ma sterile, non in grado di riprodursi, ma solo di vivere a lungo.
Karellen si affeziona all'umanità, in particolare a Stormgreen, suo primo vero amico umano, il segretario delle nazioni unite ha sempre appoggiato i Superni, capisce che i loro intenti sono nobili, malgrado alcune proibizioni intollerabili, tra cui quella di non esplorare lo spazio e trova il loro modo di governare la terra giusto ed equo, come in effetti è.
I Superni in poco tempo e con metodi autorevoli, non autoritari, mettono fine a tutti i conflitti, distruggendo ogni forma di razzismo e trasformando la Terra in una vera grande nazione, lasciando comunque che ogni stato si governi come vuole e lasciando anche che alcune piccole comunità ribelli, come nuova Atene, sorgano per dare spazio all'arte umana, ma anche per permettere loro di vedere dove ci sarà il primo passo verso il grande cambiamento.
I Superni hanno una peculiarità incredibile che non può non far sorridere e non può non essere un attacco al razzismo ed al bigottismo imperante, non solo all'epoca, che segnò non poco i trascorsi personali di Clarke, che, in quanto omosessuale, venne bollato e venne pure accusato di essere un pedofilo.
Ebbene è difficile non vedere nei Superni e nel malinconico Karallen qualcosa di Clarke perché la peculiarità di cui parlo è che loro, fisicamente, sono identici al Diavolo.
Ebbene sì. La scena in cui si mostrano lascia sconcertati alcuni esseri umani che però non hanno più paura, come non ce l'hanno i loro bambini, hanno saputo andare oltre il bigottismo e i paraocchi di molte religioni, hanno saputo vedere questi esseri per quello che sono. Come solo Stormgreen, il più grande amico di Karellen, era riuscito a fare diversi anni prima.
Come vedete il mio entusiasmo è intatto, c'è ancora, non è morto, l'opera di Clarke resta un capolavoro letterario anche ai miei occhi, nonostante il finale, a cui arriverò ve lo prometto, ma voglio prima parlarvi di altro.
Jan, un personaggio intrigante, che va contro la proibizione di esplorare lo spazio e si imbarca come clandestino su una nave dei Superni, Jan che paga a caro prezzo la sua curiosità e la sua sete di sapere, ma non si pente fino alla fine della scelta fatta, ha voluto incontrare le stelle e ha fatto bene.
Alla faccia di chi dice che Clarke non sia in grado di approfondire i suoi personaggi, in questo romanzo abbiamo un campionario favoloso di persone realistiche ed umane, e quelle che tra coloro spiccano sono sempre diversi e reietti: lo è Karellen, a suo modo, in quanto simbolo dei Superni con le fattezze del diavolo, lo è Jan, ragazzo nero e si sa come venivano trattati i neri negli anni 50 e lo è Jean, donna bellissima e "credulona" che però, con le sue credenze particolari comprende cose che il cinico marito capirà solo alla fine.
Clarke sei un genio ed io mi inchino alla tua genialità, alla tua sagacia ed al tuo immenso talento.
Il tuo è vero manuale sulla psicologia umana e su come siano sempre i diversi a saper andare oltre, non i cosiddetti normali., sono loro che sanno creare le più grandi tecnologie per il bene dell'umanità.
Il tuo libro è anche un inno all'uso corretto della scienza e della tecnologia.
Ed ora perdonami se toccherò il tuo prezioso finale.
L'evoluzione parte da Jeff, il figlio di Jean e George (che ha il quoziente intellettivo di un lombrico e la sensibilità di un frigo. Grande attacco di Clarke ai maschietti dell'epoca. Buah buah buah. ), Jeff che rischia di morire annegato a sette anni ma viene salvato da uno dei Superni, Rashaverak, in apparenza svagato e folle, ma sempre intelligente e perspicace, mandato da Karellen per capire bene certe dinamiche.
La scena del salvataggio di Jeff ha sicuramente ispirato gli autori di Fringe per il salvataggio di Peter, con tutto ciò che ne concerne: Jeff viene chiamato il suddito zero, Peter il ragazzo importante.
Clarke ha avuto il coraggio di andare fino in fondo, ha scelto una via indipendente, ce ne sono pochi di autori che hanno questo coraggio, io non critico l'idea, ma il modo in cui si è arrivati.
Jeff, sua sorella e tutti i bambini dell'umanità diventano la prossima tappa dell'evoluzione umana.
Cosa c'è di male in questo? Nulla, è un'idea grandiosa, ma non posso amare il fatto che questi bambini, per evolversi, debbano perdere ogni contatto ed ogni ricordo delle loro famiglie.
Non posso amare che diventino dei bruti, come dice anche Lauretta via mail, che usano i loro potere solo seguendo la "Grande mente" privi di personalità, di libero arbitrio, nudi, sporchi, con gli occhi vuoti peggio di un cadavere.
Non posso accettare che i loro genitori finiscano per distruggersi a vicenda non potendo più avere un legame con loro.
Il libro dice bene "Se ad una razza togli il futuro, l'infanzia, togli tutto"
Per me è un finale tragico, cupo, pessimista che contrasta con quanto detto prima, con l'idea che si possa arrivare all'età dell'oro, che però nel libro viene, giustamente, ricordato anche con il colore dell'autunno.
Come può un agnostico ed un ribelle come Clarke volere che l'umanità diventi questo? E' una sua idea?
Oppure vi è un'ironia sottile tipica dello scrittore americano che con quel finale vuole attaccare di nuovo il bigottismo dicendo "E' così che ci volete vero? Vuoti, tutti uguali, privi di spessore e libero arbitrio, burattini del vostro dio?"
Non lo so a dire il vero.
Potrebbe essere chissà, ne parlai a lungo anche con Annina e Krishel.
Non ho una risposta.
So solo che ho avuto incubi per giorni, incubi in cui vedevo questi bambini bruti distruggere tutto, anche la natura, perché manovrati dalla grande Mente che insegnava loro a sprigionare energia.
In questo finale triste ed angosciante mi identifico di nuovo in Karellen, il cui peso dei secoli e della missione grava sulle sue spalle come un macigno, su Jan, che ha pagato a caro prezzo la sua curiosità, ma non ha perso il suo lato sognatore e in Jean, che riesce in qualche modo a sentire ancora il figlio tramite le energie e muore insieme al marito che finalmente ha compreso tante cose, in primis il reale valore dei rapporti umani.
Voto al libro 10.
Voto al finale, sempre che non sia un'allegoria, 2.
Ho scelto quell'immagine di presentazione perché credo che rappresenti al meglio il libro.






7 commenti:

Emanuele ha detto...

Silvia carissima,
Innanzitutto complimenti per la recensione, come sempre, molto ben fatta e scritta, nonché ricca di particolari; mi è piaciuto molto soprattutto il modo in cui hai descritto i personaggi e in particolar modo i Superni, paragonandoli alla psicologia di Clarke, anche se non posso dire molto di essa, visto che il libro non l' ho ancora letto; in ogni caso anch'io, come te, mi definisco un lettore piuttosto "emotivo", cioé in un libro cerco sempre qualcosa di più di un modo per passare il tempo, mi piace cercare i significati più profondi che si celano dietro a tale libro, e se non mi lascia qualcosa, che sia un significato, un' emozione o altro, significa che non mi è piaciuto o che comunque non ha soddisfatto le mie aspettative. Perché in fondo i libri sono da sempre strumento di conoscenza e di confronto, seppur indiretto, di idee. Detto questo credo proprio che, vista la mia solita curiosaggine, darò un' occhiata a questo libro, se ne parli così bene, anche se comincio ad avere un pò di paura per il finale, infatti la parte più bella di un libro, per me, è sempre la fine, quando provi quel brivido nel voler scoprire come finirà il tutto, ma al contempo molta tristezza nel sapere che sia finito... vabbé, incrocerò le dita! Ancora tanti complimenti per l' articolo... e anche tanti auguri per il tuo libro!

Anonimo ha detto...

Questo romanzo mi fu regalato come trilogia di Arthur C. Clarke. Penso che sia il più visionario dei grandi scrittori di sf, più di Asimov. Clarke sta ad Asimov come Einstein sta a Leonardo. Non dimentichiamo che è suo il romanzo dal quale è stato tratto il più grande film di fantascienza mai prodotto, 2001 Odissea nello spazio. Vede, cara Silvia, gli esseri umani sono legati a quel libero arbitrio che ne è la gioia e la disperazione. Ma se vede il Cosmo e ne guarda l'organizzazione, in omaggio ai principi frattali che la Divina Mente ha voluto per l'Universo, Lei ne può fare la base per un ragionamento abbastanza conseguenziale che adesso Le illustro, sperando di non apparire noioso. Ai principi frattali si richiama la simiglianza tra il nucleo e gli elettroni da una parte e il nostro sistema solare dall'altro. Anche in natura potrà trovare altri mille e mille esempi. E' frattale il nostro corpo, avendo cinque parti, è frattale la nostra mano, avendo cinque dita. Nel Cosmo vige l'Unità, perché l'Essere, è Uno. Potrei dire una frase banale, "siamo tutti interconnessi", ma voglio fare un ragionamento diverso. Se Lei considera idealmente un percorso che va dal submicroscopico al "supermacroscopico" (mi passi il termine), potrà constatare che il senso di Unità segola tutto. I quark si uniscono per formare i protoni, gli lelettroni, ecc., queste particelle formano le molecole, le molecole formano le macromolecole, le macromolecole formano gli organelli, gli organelli fromano le cellule, le cellule i tessuti, e via via all'essere umano. Dopo, mi conceda questa cosa, gli strati coscenziali superiori ritornano al senso di unità Non cada nell'apparente dicotomia Angeli-Diavoli. Se guarda bene, ambedue sono al servizio del Comandante Supremo (li ha creati!!!). Io non conosco il Suo orientamento religioso, del quale, ovviamente, ho a priori il più totale rispetto, me ne parlo perché, alle letture di quanto prima, il Suo interesse e la pazieza per continuare a leggere queste righe potrebbero scemare rapidamente. Ma continuerò nella speranza che Lei abbia il desiderio di continuare a leggerle. Ritornando a prima, come dicevo, nella sua Totale Unità, l'Essere, al cui vertice c'è Dio, sembra trovare una strana interruzione nel momento in cui sorge la Coscienza Umana. Le sembra possibile? Evidentemente no. In India vige il concetto che tutto è apparenza, illusione (Maya). Beh, io credo che abbiano ragione. In effetti la separazione, dicono loro, è solo un'illusione. E credo che non siano lontani dal vero proprio partendo dal principio frattale "maximo", quello dell'unità. In quest'ottica, possiamo dire che noi, se dobbiamo evolvere, è verso questo polo che dobbiamo andare. Il che non significa perdità di identità, ma sensazione profonda di percorso e destino comune. Una cellula del fegato è distinta dalla sorella vicina, ma ne condivide il percorso facendo parte di un organo più complesso. Ecco che il finale di Clarke è del tutto congruo alla ciò che l'Autore scrive prima. Le scene che descrive, dei nuovi Esseri che stanno sorgendo, sono emotivamente forti, ma potrebbero mai Entità capaci di invertire il moto di un corpo celeste, preccuparsi dell'aspetto di un corpo che non li identifica più? Se ci riflette è così. Se Lei ripensa all'altro romanzo che ho citato, Clarke si muove nella stessa direzione. Il Suo post è datato, ma spero proprio che Lei legga queste mie considerazioni. Ad un'Amica (mi permetta di considerarLa tale) che si interessa di sf così tanto (io ne sono stato gravemente "malato") voglio dire di un fatto personale. Trentanni dopo aver letto per la prima volta questo libro, il cui finale, come a Lei, lo confesso, ha lasciato i brividi di una infinita tristezza, che mai più ho provato con altre letture, io ho reincontrato la storia embrionalmente descritta da Clarke in una Cosmogonìa totalmente nuova. Dia un'occhiata, se vuole: Bilgi Kitabi - Sito Italiano. Cordialità. Raffaele.

Anonimo ha detto...

Mi perdoni, cara Silvia, ma volevo riferirLe di una mia sensazione. Premetto che, come appassionato di sf, sono stato un po' un solitario. Ovvero non mi è capitato di parlare di sf se non come passione generica. Lei è la prima persona che dedica una specifica ed articolata valutazione di questo romanzo, che , per me resta il Romanzo di fantascienza per antonomasia. Pensi che ne ho letti centinaia, un po' di tutti i soggetti. E, ripensando alle Sue parole, con in più quelle di Emanuele, mi è venuta una riflessione. Chissà se quel brivido forte, che per me è stato anche profondamente triste, non sia le Consapevolezza profonda, scritta nell'Essenza, che la strada indicata da Clarke sia realmente quella che dovrà percorrere l'Uomo, alla fine della quale di Sé, come tale, non resterà più nulla. Saluti cordiali.

Silvia Azzaroli ha detto...

Caro Raffaele, grazie del bellissimo e articolato commento. E' sempre un piacere leggere di gente appassionata di fantascienza, così tanto vituperata, quando, per me è il genere per eccellenza, in quanto ci puoi mettere di tutto e di più senza aver paura di uscire dal genere. Io con un'amica sto anche scrivendo una saga di fantascienza, siamo ancora alla ricerca di un editore, anche se qualcuno ci ha contattato. Ti chiedo scusa prima di tutto per aver impiegato così tanto tempo a rispondere ma non stando bene è qualche giorno che passo poco dal blog.
Interessante punto di vista il tuo e penso che tu possa avere ragione, nel senso che noi possiamo diventare tutt'uno, ci credo molto in questo, ma nel contempo sono convinta che non ci sia bisogno di perdere la propria individualità e unicità. L'umanità è fantastica proprio perché non esiste un essere uguale all'altro, anche tra gemelli e veder perdere tutto così mi fa rabbrividire. Io penso che i nostri corpi che le nostre anime abbiano un certo valore unico e speciale e quel finale mi fa rabbrividire, lo trovo proprio una concentrazione di ciò che voleva un certo tipo di religiosità anni addietro: perdere totalmente se stessi, per diventare massa adorante, idiota e asservita e mi fa paura. Anche io credo che siamo tutti interconnessi, però si può esserlo non perdendo il se, la nostra speciale individualità.
Ho molto rispetto per le religioni orientali, ma confesso di essere più affascinata dall'animismo invece che dall'induismo: mi piace l'idea che in ogni essere ci possa essere una divinità, uno spirito, qualcosa di immanente. Io, comunque, non ci crederai forse, ma sono cattolica, anche se mi ritengo più cattolica progressista e ho da tempo una visione critica di molti atteggiamenti della Chiesa. Ti ringrazio di cuore per il rispetto che hai dimostrato per me e per il tuo bel commento. Un caro saluto e torna presto a trovarvi!

Silvia Azzaroli ha detto...

p.s: dimenticavo una cosa importante. Non ti preoccupare che non amo particolarmente il classico conflitto manicheo e anche nella saga che sto scrivendo stiamo cercando di andare oltre... scusami se mi permetto di darti del tu ;)

Anonimo ha detto...

Grazie per la tua risposta, Silvia. Io ho un amico molto caro, Edoardo, che opera profondamente nel sociale ed ha una fede cattolica che raramente ho visto più chiare. E' un diacono. Ed è una persona apertissima. Abbiamo parlato spessissimo di questi argomenti e l'accoglienza è stata sempre la più ampia possibile. Altri amici, invece, si rinchiudono a riccio, poco lontani dall'esser quei fondamentalisti d'altri Credo dei quali magari si fa la critica. Ma ogni posizione è libera e quindi totalmente rispettabile. Dispiace solo la mancanza di confronto. Ma tant'è. Circa l'Unità desidero specificare che non ho detto fusione. Questo potrebbe presupporre una perdita di identità che non credo sia nei progetti dell'Onnipotente, che ha voluto per i Suoi figli una Coscienza e una Volontà. L'unione, per converso, è diversa, giacché passa attraverso la Volontà, che di quel Libero Arbitrio, vessillo di Identità, è la rappresentazione. E' con la Volontà che si decide di unirsi, consci di far parte di qualcosa di superiore. Nel libro di Clarke, in effetti, sembra quasi che le Supercoscienze embrionali che si stanno formando vengano risucchiate senza avere la Scelta. Ma possiamo chiuderla in questo modo. Ti spiego come. A te, che sei appassionata lettrice, e scrittrice!!, di sf, non sfuggira certo come tra gli strati coscenziali ci siano comunicazioni. Ogni tanto ci arriva "qualcosa", un idea, un'intuizione, che è talmente fuori dall'ordinario che non si può fare a meno di pensare a qualcosa di arcano. Un esempio: Verne. Non ti sembra che ciò che quella Mente ha tirato fuori sia stato la lucida premonizione di un mondo scientifico da venire? E le stesse intuizioni di fisica einsteiniane, fuori da qualsiasi ordinarietà dell'epoca, non sembrano venute da altre dimensioni? A tal proposito, ricorderai sicuramente i monoliti di 2001 Odissea nello spazio. E' da uno di questo che viene emanato qualcosa. La scimmia si ferma, poi improvvisamente comincia a martellare con l'osso che ha nelle mani. Capisce che quello è il sistema per sopravvivere. Un'informazione, quindi, venuta dai monoliti. Ma non sempre la ricevente funziona al 100%. E potrebbe essere, e diciamolo con un sorriso, che l'Autore non abbia del tutto ben "captato" le informazioni. Mi riservo, però, di rileggerlo ancora e di meglio comprendere. Allorché avrete terminato il vostro romanzo (alla Niven e Pournelle, che ricorderai essere dei grandi autori), se lo desideri, tienimi presente come fan. Buon anno nuovo!! Raffaele.

Silvia Azzaroli ha detto...

Ciao Raffaele, ti ringrazio per la tua controrisposta e mi fa piacere sapere che hai incontrato altri cattolici aperti di mente. Conosco anche io dei preti molto liberal per fortuna. Capisco cosa intendi e comprendo l'accostamento con Odissea, ma secondo me ci sta fino ad un certo punto perché, come ho scritto nella recensione, loro diventano dei mostri bruti, perdendo il proprio io per seguire in blocco la grande intelligenza e neanche impegnandomi a fondo riesco a vederci in questo una sopravvivenza del libero arbitrio perché quest'ultimo ci sarebbe se e solo se ognuno di questi dimostrasse un libero pensiero, possibilmente diverso l'uno dall'altro e magari sì più evoluto. Io non vedo niente di tutto questo, solo un massa informe e inquietante. Poi questo odio contro la forma fisica a me spaventa. Mi dispiace, non credo che cambierò idea su queste cose.
Ti ringrazio per i suggerimenti sugli autori, ultimanente sto leggendo dei racconti di Bradbury insieme a dei romanzi della Yoshimoto. E sono felice di sapere che sarai tra i nostri fan: la cosa mi fa davvero piacere. Mi permetto di suggerirtidi dare un'occhiata a questo mio articolo, scritto con la mia socia: http://enchantedforest81.blogspot.it/2015/01/person-of-interest-e-i-pregiudizi-sulla.html A presto spero ;)

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