domenica 23 giugno 2013

Fringe FanFiction - Capitolo 7 - I want to go home




Capitolo 7

2300, Boston

Peter e le due Olivia erano letteralmente sconvolti.
Quell’infernale aggeggio non faceva altro che perseguitarli.
Il giovane Bishop si avvicinò al misterioso capo degli osservatori e provò a parlargli
“Come fate ad averla? Siete voi ad aver scritto la profezia?”
L’uomo sospirò
“Non proprio. E’ solo che c’è sempre stata nel nostro tempo. Non sappiamo di preciso chi la scrisse”
Peter sospirò non sapendo cosa dire, così fu Alt Liv a prendere la parola
“Ma non avete ancora risposto alla prima domanda: come fate ad averla?”
L’osservatore fece una smorfia
“Ce l’abbiamo perché l’ha costruita Peter insieme ai suoi due figli Henry ed Henrietta”
Bishop Junior deglutì. Era allibito.
“La costruirò io? E a quale scopo?”
L’uomo puntò il suo sguardo verso il macchinario
“Non ne siamo ancora sicuri”
Peter si girò anche lui verso la Macchina. Ne era affascinato, doveva ammetterlo.
Improvvisamente qualcosa si mosse nell’aria e lui sentì uno strano formicolio al naso, se lo toccò trovandosi le mani sporche di sangue.
Alt Liv ed Olivia lo fissavano preoccupate mentre si avvicinava al monumentale marchingegno.
Improvvisamente il giovane si voltò verso l’osservatore e chiese
“Quali figli?”
L’osservatore mosse la testa quasi come una civetta per guardarlo meglio
“I figli che hai avuto da queste due donne”
Peter era ormai bianco come un panno lavato. Non amava per nulla che i suoi fatti personali venissero spiattellati in quel modo, inoltre lui aveva fatto l’amore solo con la sua Olivia.

Il capo degli osservatori si avvicinò ad Alt Liv squadrandola da capo a piedi poi fece lo stesso con Peter
“Per qualche misteriosa ragione uno dei nostri vi ha cancellato la memoria”
Olivia, intanto, aveva iniziato a tremare. Il pensiero del suo Peter a letto con quella le faceva venire il voltastomaco, ma non poteva permettersi di perdere il controllo davanti a quel tipo che pareva freddo come il marmo e nel contempo aveva la capacità di leggere dentro di loro.
Il giovane Bishop si era accorto subito del turbamento della donna ed in silenzio si era accostato a lei mormorando “Olive… io …”
Lei era rigida e non riusciva a reagire, era convinta che non fossero arrivati fino in fondo, quello, in qualche modo l’aveva confortata, così come aveva compreso che Peter era stato una vittima quanto lei.
Si voltò verso il suo doppio fissandola gelida “Vedo che non fai mai le cose a metà nel tuo lavoro” e senza dire altro uscì dalla stanza.
Peter la seguì trovandola seduta per terra, con il viso coperto dalle mani, il giovane chinò la testa, annientato dai sensi di colpa. Si sentiva un vero idiota per essersi fatto ingannare da Alt Liv.
Fissò la donna che amava per un lungo istante poi andò ad abbracciarla, lei non si scostò, ma neanche ricambiò l’abbraccio. Era ancora rigida.
“Mi spiace” mormorò il giovane.

2010, Villa Bishop, Over There

Walternate era seduto su una veranda che dava sull’immenso giardino della villa e sul mare, si era fatto costruire quel posto per creare un porto sicuro per se e per la sua famiglia, ma ora quella famiglia non c’era più. Da anni.
Distrutta dal dolore e dai rancori reciproci.
Non avrebbe mai dimenticato per tutta la vita la sera in cui era tornato a casa e non aveva più trovato suo figlio.

Era stanco e sfinito, aveva passato la giornata a cercare la cura per il suo piccolo, ma non aveva trovato niente e per di più era stato distratto da quel dannato tipo pelato che, lo avrebbe scoperto anni dopo, lo aveva distratto deliberatamente per i suoi scopi.
Aveva aperto la porta di casa trovandovi Elizabeth alla finestra e subito l’aveva colpito l’espressione speranzosa della donna.
Si era avvicinato a lei e l’aveva baciata sulla fronte
“Walter… come sta Peter? Allora ha funzionato la cura?”
Lui l’aveva guardata confuso
“Di che stai parlando cara?”
Sua moglie aveva sbattuto gli occhi incredula
“Due ore fa sei tornato a casa dicendo di aver trovato una cura per il piccolo e poi te lo sei portato via”
A quel punto aveva spalancato le palpebre
“Avrai sognato, Liz. Non mi sono mosso dal laboratorio per tutto il giorno”
Elizabeth l’aveva preso per mano e l’aveva trascinato in camera
“Come vedi Peter non c’è! Sei venuto a prenderlo due ore fa. Non mentirmi! E’ morto, vero? Ecco perché stai recitando questa farsa? Il mio piccolo è morto!”
Sconvolto e spaventato le aveva preso i polsi cercando di calmarla
“Giuro di no Liz! Non sono venuto a casa! Non sono venuto a casa!”
La donna era crollata sul letto
“No, eri tu. Non mi sono sbagliata! Eri tu!”
“Non ero io Liz! Era un impostore! Ha rapito nostro figlio!” aveva urlato con tutta la sua rabbia “Come hai fatto a farti ingannare da un impostore! Come hai fatto!”
Elizabeth era indietreggiata spingendo via le mani dell’uomo.
“Lasciami Walter! Mi fai male!”gridò iniziando a piangere “Il mio bambino! Che fine ha fatto il mio bambino!”

Il segretario prese un bicchiere dal tavolino, se lo riempì di whisky e lo bevve tutto d’un fiato.
“Credevo avessi smesso di bere” fece la sua ex moglie dietro di lui.
“Ogni tanto mi concedo una ricaduta in nome dei vecchi tempi” rispose gelido l’uomo.
“Lo rifaresti, vero? Mi accuseresti ancora ed ancora di essermi fatta ingannare da un impostore a cui regalai nostro figlio”
“Sì. E quel maledetto mi ha portato via tutto. Ora Peter considera lui suo padre”
Elizabeth si sedette su una sedia e gli domandò in tono glaciale
“Ed è per avere il suo affetto che lo hai fatto rinchiudere in una casa circondato da mille guardie e gli hai mandato la nostra Olivia spacciandola per la donna che amava?”
“Liz! Volevo proteggerlo da tutti loro! Cosa ne sai tu che la loro Olivia non finga di provare qualcosa per lui per usarlo chissà quale scopo?”
“E tu non volevi usarlo, vero Walter? Non volevi davvero usarlo!”replicò la donna buttando sul tavolino il disegno della profezia.
“D’accordo. Su questo punto hai ragione, ma credimi  volevo davvero proteggerlo da loro” affermò l’uomo mettendoci per la prima volta un po’ di emozione nella voce.
“Forse sì, Walter, ma a quanto pare non è servito a nulla. Ora lui e quelle due donne sono nelle mani di quegli strani uomini ed ora noi possiamo solo affidarci all’uomo che ha rapito Peter ed ai suoi amici”
Walternate sorrise amaro e mormorò
“Purtroppo è così. Vorrei solo sapere che mio figlio sta bene”
La sua ex moglie gli sfiorò le mani in un gesto fuggevole
“Anche io”


2300, Boston

Peter aveva tenuto stretta Olivia per quasi un’ora, i due non avevano parlato, erano entrambi troppo addolorati e sconvolti, sapevano che in questi casi le parole sarebbero state fuori luogo.
Quando aveva sentito che si era calmata l’aveva portata a letto e si era coricato anche lui, sfinito, anche se sapeva che non sarebbe durato molto quel sonno.
Non appena chiuse gli occhi uno strano incubo lo avvolse.
Sentiva delle urla provenire da una stanza, urla di dolore e di rabbia.

“Come vedi Peter non c’è! Sei venuto a prenderlo due ore fa. Non mentirmi! E’ morto, vero? Ecco perché stai recitando questa farsa? Il mio piccolo è morto!”
 “Giuro di no Liz! Non sono venuto a casa! Non sono venuto a casa!”
 “No, eri tu. Non mi sono sbagliata! Eri tu!”
“Non ero io Liz! Era un impostore! Ha rapito nostro figlio! Come hai fatto a farti ingannare da un impostore! Come hai fatto!”
 “Lasciami Walter! Mi fai male! Il mio bambino! Che fine ha fatto il mio bambino!”
Improvvisamente gridò anche lui
“Mamma! Papà voglio tornare a casa!”

Si alzò di scatto madido di sudore. Era solo in una stanza totalmente bianca.
Si asciugò la fronte esausto quando un uomo pelato gli apparve di fronte.
“Devi dirci come funziona quella Macchina. Vogliamo capire se è un modo per distruggerci” disse il capo degli osservatori.
“Ammesso che io sappia come funzioni, perché dovrei aiutarvi? Cosa avete in comune con me?”
“Molte cose giovane Bishop” rispose l’uomo
“Ad esempio?”
“Vedi Peter. La tua nascita era programmata da tempo, solo non sapevamo dove saresti riuscito a sopravvivere e la natura ha deciso di fregarci facendoti diventare adulto in uno degli universi più arretrati”
Peter lo prese per il collo
“Di che diavolo stai parlando dannato pelato? Programmata in che senso?”
L’osservatore scostò le mani del giovane con una calma impressionante e poi si decise a rispondere
“In tutti gli universi che conosciamo Walter ed Elizabeth Bishop sono sterili”
Il ragazzo crollò sul letto mettendosi le mani sulla faccia.
Era stato una cavia prima ancora di nascere.







2 commenti:

Francesco Donald Pellegrini ha detto...

......aspio...... e adesso sono "Volatili per diabetici"......
Adesso sono veramente curioso di capire le motivazioni alla base del fatto che Peter è una specie di esperimento!!!!! Però mi riservo di ricommentare dopo aver riletto gli altri capitoli.... ho riletto il 6°, nel quale avevo apprezzato di brutto il fatto che ci fosse Bell dietro a tutto!!!!! Cmq ottimo lavoro, come sempre!!!!!

sali ghashghaei ha detto...

I used google translate for read it .. I like it ..please dont stop and continue ..
Thanks

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