giovedì 13 ottobre 2011

Il cinema è solo Hollywood??



Ciao a tutti!
Mi è capitato varie volte di sentir parlare di cinema sia da persone che conosco sia da giornalisti che dovrebbero essere esperti in questo settore.
Non pretendo e non ho mai preteso che la gente sapesse la cinematografia mondiale a memoria anche perché sarebbe impossibile.
E' tuttavia abbastanza avvilente sentire da giornalisti esperti in materia frasi come "Kate Winslet, l'attrice di Hollywood"... perché di Hollywood? E' inglese, vive in Inghilterra e ha sposato un regista inglese, Sam Mendes ( il regista di American Beauty e Revolutionary Road ), ma tant'è pare che appena un'attrice o un attore diventino delle star, poi diventino statunitensi.
Ma questo sarebbe anche il meno, il problema, dal mio punto di vista, si presenta soprattutto quando si parla di film.

Sembra che esista solo Hollywood ( e dintorni) o, quando fa comodo, un pochetto del nostro cinema.
Il resto è escluso, a priori, venendo al lato volutamente gossiparo, ad esempio, il grande attore francese Vincent Cassel , è da noi relegato al rango di "Signor Bellucci", ma venendo al lato serioso è terrificante leggere su quotidiani nazionali o sentire su telegiornali nazionali frasi come
"Solo Hollywood fa cinema, solo il cinema statunitense è riuscito a fare auto-critica della propria nazione, non esistono film orientali che criticano il proprio paese" insomma l'altro cinema esiste solo per essere denigrato.
Giusto per fare qualche nome importante, il regista de "Il Cerchio" ( vincitore nel 2000 del Leone d'Oro a Venezia: mica cotiche) e di "Oro Rosso" ( vincitore di Un Certain Regard, il premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2003: rimica cotiche!), ovvero l'iraniano Jafar Panahi ha sempre fatto film che criticavano ferocemente i governi del suo paese, sia quello dello scia di Persia, sia quello attuale degli ayatollah, da rimarcare che per questo suo coraggio Panahi è stato condannato a 6 anni di reclusione nel suo paese e gli è stato vietato di dirigere, scrivere, produrre film, ma anche di viaggiare e rilasciare interviste.
Andiamo avanti, un certo Abbas Kiarostami, forse il più grande regista iraniano vivente, che ha vinto nel 1997 la Palma D'oro a Cannes per il sublime "Il Sapore della Ciliegia", viene ostacolato in mille modi nel suo paese dal governo, tanto che si arrivò a non festeggiare la suddetta Palma (guardate qui ), anche se il popolo era giustamente orgoglioso di lui: Kiarostami, amatissimo da tutta la critica internazionale, oltre che dal pubblico e dal grande regista Akira Kurosawa ( anche lui merita un discorso a parte dopo), lavora sempre con pochi mezzi, con attori sempre non professionisti eppure sforna quasi sempre dei capolavori.
Andiamo avanti e parliamo dei registi cinesi invisi al regime, eppure amatissimi ovunque, per loro basta citare il movimento di registi denominato "Sesta Generazione", nato nel 1989, dopo i sanguinosi fatti di Tienanmen, tra loro spiccano i nomi di Zhang Yuan, Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1999 per "Diciassette Anni"Wang Xiaoshuai, anch'egli Leone D'Argento a Venezia, nel 2001 per la regia dello splendido "Le biciclette di Pechino" ( chiaro omaggio al celebre "Ladri di biciclette" di Vittorio de Sica) e nel 2005, sempre a Venezia, vinse il premio della Giuria per la sceneggiatura di "Shangai Dreams", inoltre di questo movimento è bene non dimenticare Lou Yen , regista di film interessanti come  "Summer Palace" e che venne escluso da ogni attività per 5 anni in Cina.
Nel panorama della cinematografia mondiale con registi impegnati e importanti un grande contributo viene anche da Israele, dove di autori del genere ce ne sono molti, però a me piace citare Ari Folman, vincitore del Golden Globe nel 2009 come miglior film straniero per l'incredibile film di animazione "Valzer con Bashir", perfetta ricostruzione storica del massacro di Sabra e Shatila ad opera degli stessi israeliani, e Samuel Maoz per il suo bellissimo "Lebanon", vincitore del Leone d'Oro a Venezia nel 2009, racconta la guerra in Libano attraverso gli occhi dei soldati israeliani richiusi in un carro armato, da rimarcare che lo stesso Maoz è un ex soldato che ha partecipato a tale guerra.
Come ho scritto sopra non pretendo chissà cosa soprattutto dalle persone comuni, non amanti del cinema quanto me, mi rendo perfettamente conto che la nostra stampa spesso quando parla di cinema, parla di gossip, anche quando ci sono gli inviati dai Festival Internazionali, credo che l'italiano medio neanche sappia che negli Usa esiste il più grande festival del cinema indipendente, Il Sundance Film Festival ( secondo solo in tal senso, al Festival di Locarno )  sempre pronto a captare nuovi talenti, da qualunque parte del globo vengano, anche se con una certa preferenza per il cinema statunitense ( ma di questo non gliene faccio certo una colpa).
Per fortuna ora abbiamo, noi amanti di cinema, canali televisivi come Coming Soon, nonché Rai Movie e Iris, che ci permettono di sentir parlare veramente di cinema, con qualche gossip sullo sfondo.
Il problema di fondo, dal mio punto di vista, non è tanto la poca conoscenza della materia, io stessa, per quanto sia amante del cinema, mi considero una dilettante, non ho assolutamente le basi per la fare la critica cinematografica, lo dico senza falsa modestia, il problema di fondo è che molti italiani parlano di cinema credendo che ci sia solo Hollywood e se sono a conoscenza di altre cinematografie, credono a torto, che siano comunque inferiori, a prescindere.
Io non credo che la colpa sia di Hollywood né degli Usa, ai quali dobbiamo tantissimi capolavori cinematografici e appunto Festival importanti che danno spazio a nuovi talenti, chi ama il cinema, non può e non deve odiare Hollywood e gli Usa, ma chi ama il cinema non può nemmeno credere che siano solo loro il cinema.
Ribadisco, la colpa di questo andazzo è soprattutto della nostra stampa, che parla di pettegolezzi invece che di cinema, perché statunitensi o meno, da noi si parla di un attore o di un'attrice o di un regista, se fa gossip.
Esempio eclatante, è il grande regista ed attore italo-americano John Turturro, di cui ho sentito parlare, lo scorso anno, finalmente, dopo secoli, però solo dalla Dandini, anche se aveva presentato "Passione"( un bellissimo film su Napoli, guardatevi il trailer Qui ) con grande successo di pubblico e critica al Festival del Cinema di Venezia.
Siamo sempre lì, i Festival servono da vetrine per i nuovi film e le nuove uscite, ma se la stampa parla di scemate, soprattutto in tv, tranne i canali sopracitati, è fatale che non si conoscano.
Difatti io credo che pochi sappiamo che il grande capolavoro western "I magnifici Sette" di John Sturges, interpretato tra gli altri da Yul Brinner e Steven McQueen, sia il remake de "I Sette Samurai" del suddetto Akira Kurosawa, forse il più grande regista della storia giapponese.
E sono altrettanto sicura che quasi nessuno sa che "Victor Victoria" di Blake Edwards con Julie Andrews sia il remake di un film tedesco chiamato Viktor und Viktoria di Reinhold Schünzel ( che poi interpretò il Dr Anderson nel famoso Notorious ) con il grandissimo attore austriaco Anton Walbrook.
Il problema non è appunto il non sapere, il problema è il credere che ciò che si conosce sia tutto quello che c'è da conoscere, Socrate diceva "Mi hanno definito l'uomo più saggio del mondo? E' vero perché so di non sapere"
Buon pomeriggio a tutti e viva TUTTO il cinema!!!
Silvia
p.s: spero che a nessuno venga in mente di dire che siccome questi registi orientali sono perseguitati nel loro paese, ciò dimostrerebbe l'assoluta perfezione della democrazia statunitense che permette a tutti di fare film anche critici verso gli Usa. Non vorrei ricordare a tutti il maccartismo, l'apartheid e, nei giorni proprio nostri, gli arresti e i pestaggi contro gli indignatos ( ultra pacifici) a New York, dove peraltro sono stati arrestati personaggi celebri ( come avvenne per le proteste contro la guerra in Iraq). Ma non temete, succede anche in Italia, tutto il mondo è "democratico", chi più chi meno, l'Occidente è più libero dell'Oriente, però non completamente e io non mi sento di definire perfetta nessuna democrazia, ogni stato ha i suoi scheletri nell'armadio, anche quelli che si ammantano di un velo di purezza

ri.p.s: Qui  alcune precisazioni su questo post


8 commenti:

Mauro ha detto...

Silvietta cara, lo scopri ora che tutto quello che è a stalle e striscie (ops... volevo dire stelle e striscie) è santo e giusto e tutto il resto è m***a?

Saluti,

Mauro.

Mauro ha detto...

P.S.: Steve McQueen, non Steven McQuenn ;)

Silvietta ha detto...

Caro Mauretto, non lo scopro, ora, non temere solo che ne ho ogni giorno di più la prova perché le frasi sopracitate contro il cinema orientale me le hanno dette varie persone, che naturalmente non conoscono assolutamente tale cinema visto che "non ne ho sentito parlare" (vai loro a spiegare che non è che non ne se parla in Italia significa che non sia importante, significa solo che abbiamo delle tv che parlano di scemenze)...
Corretto^^

Silvietta ha detto...

Ah ho fatto delle correzioni e aggiunto un ps nel post ;)

Anonimo ha detto...

Il sunto del discorso lo avete già detto voi,non posso far alrtro che aggiungermi e ripetere la stessa cosa!!! Il cinema non è ovviamente solo Hollywood,che anzi a volte sforna delle cagate pazzesche (perdonatemi il termine di Fantozziana memoria,tanto per parlare di cinema XDD).. Però è vero che tutto quello che è made in USA sembra valere più del resto.. E' che purtroppo spesso le persone sono attratte dal mega kolossal pieno di effetti speciali che non da un film "robusto" e con una bella trama,magari anche con effetti speciali.. (vedi "La foresta dei pugnali volanti" che io adoro! takeshi <3)
Simona

AlexPortman80 ha detto...

Articolo assolutamente condivisibile Silvia! Sul livello del giornalismo italiano mi sembra di averne già scritte di tutti i colori, poi dopo le vicende di “Repubblica” e l’affaire Maltese su “Super8” meglio calare un velo pietoso. Qui non si tratta, come avete già scritto, di suddividere il cinema in americano, italiano, giapponese ecc, ma tra buoni film e cattivi film. Gli USA, come in tanti altri settori produttivi, hanno una posizione se non dominante comunque determinante (come produzione annuale di pellicole sono stati battuti dall’India e forse dalla Nigeria, se non ricordo male) e quindi molti si sentono quasi in dovere di essere pro o contro. Il reale problema è ciò che arriva in Italia delle varie cinematografie: la maggioranza non gode di alcuna visibilità, ma ciò non riguarda solo Asia e Africa, ma tutti e 5 i continenti: anche della produzione statunitense arrivano in Italia sempre meno titoli e tirare delle conclusioni su questa porzione ha poco senso. Giustamente è stato citato il redfordiano Sundance (a cui io verserei una tassa se potessi), dato che del cinema USA indipendente qui non arriva praticamente più nulla: e amandolo molto sono costretto a vedere sempre più pellicole (quando va bene, per me) in francese, sennò in inglese o tedesco. Perché questa situazione comincia a riguardare anche il mercato dell’home video (vergognoso il caso di “Little children” con K. Winslet, che per ora possono vedere solo gli abbonati a Sky, o di tante opere passate ai festival, tra cui Torino, e mai uscite). Anche io mi sto stufando di blockbusteroni n.3, 4 o 5 oppure di commediole stupide alla S. J. Parker (generi in cui le eccezioni, qualitativamente, stanno divenendo rarità, come “X-Men: l’inizio” o “Le amiche della sposa”), ma ciò non è tutto il cinema statunitense. Amando molto anche il cinema europeo (francese, tedesco, inglese in primis, ma anche dell’est) e quello australiano ho le medesime difficoltà. Come già detto da Sauro, da noi sta diminuendo il numero complessivo di schermi dato oltretutto sempre più da multiplex e, sorprendentemente, sempre più pellicole (soprattutto italiane, Cinepanettoni, Benvenuti da qualche parte, Zalone, ecc) escono a tappeto (600, 700… 1000 sale!). Con questo non intendo togliere spazio al mercato italiano, ci mancherebbe, ma spesso queste opere sono di scarso valore e non rendono onore al nostro passato: nonostante gli entusiasmi di alcuni, ritengo il nostro cinema in forte difficoltà. Ci sono, per fortuna, delle isole felici (dal mio osservatorio Sorrentino, Moretti, film come “L’uomo che verrà”, “Non pensarci”, “Notturno bus”, “Si può fare” ecc), ma facendo i conti alla fine di un anno quante pellicole sono davvero di buon livello? 5? 7? Questa ahimè non è essere in salute. Bisognerebbe azzerare tutto, ma temo sia impossibile, per tante ragioni e opposti poteri forti (gli italiani non devono vedere né W. né Katyn, ad esempio): ci vorrebbe qualcuno che crede nel cinema, nei nostri talenti e maestranze. Riguardo alla libertà d’espressione, avevo capito bene che la sottostima sulla differenza tra Occidente e Oriente (generalizzando) fosse una specie di forzatura, ci mancherebbe: poi sono il primo a dire che non esiste la nazione perfetta (anche se la nostra italietta è molto più lontana di altre democrazie da questo obbiettivo), ma certo che realtà come quella dell’Iran per me rimangono inconcepibili, e non solo per gli artisti ma pure per le donne. Alla prossima e ciao a tutti.

Silvietta ha detto...

Cari Simona ed Alex, gran bei commenti, che aggiungere di altro?
Purtroppo in Italia, la cultura è maciullata in ogni settore e si dà sempre più spazio al puro business, dimenticandosi il resto, dimenticandosi che molti film di tutto il mondo, sottolineo tutto il mondo, hanno le potenzialità per incassare, se ne avessero la possibilità.
Basta dare spazio sempre e solo ai cosiddetti blockbuster a discapito della qualità o ad un assurdo nazionalismo che vede primeggiare sempre ehm film commerciali, lasciando nell'ombra dei film che valgono.
Io mi domando se De Sica ( quello vero :P) fosse nato oggi, quante sale avrebbe avuto a disposizione il suo "Ladri di biciclette"...
Simo tu citi il bellissimo "La foresta dei pugnali volanti" ecco, anche quello fu presentato a Cannes, anche quello fu un successo di critica e pubblico mondiale, da noi uscì in effetti in diverse copie e anche nelle multisale, ma di certo non ebbe assolutamente il risalto che meritava.
Il cinema indipendente mondiale ha il diritto alla sua vetrina e non solo nei vari Festival ( i citati Sundance e Locarno).
Un caro saluto, Silvia

AlexPortman80 ha detto...

Eh sì, chissà in quante sale sarebbe uscito "Ladri di biciclette"! Sarei davvero curioso. Bisogna necessariamente cambiare rotta, essendo la mia passione principale vado al cinema circa 70/80 volte all'anno e andarsi a cercare i film più interessanti è sempre più difficile o impossibile. Negli ultimi anni mi è riuscito davvero per fortuna col magnifico giapponese "Departures", premio Oscar come film straniero ma distribuito malissimo, e con il bellissimo indie USA "Adam" (9 sale! 1 a Bologna, miracolo...) ma non con "Free zone" di A. Gitai o con "Valzer con Bashir", i quali ho recuperato in seguito. Incrociamo le dita. Ciao!

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